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IL MIO PROSSIMO

IL MIO PROSSIMO

Luca 5:17-20

5:17    Ed avvenne, in uno di que’ giorni, ch’egli stava insegnando; ed eran quivi seduti de’ Farisei e de’ dottori della legge, venuti da tutte le borgate della Galilea, della Giudea e da Gerusalemme; e la potenza del Signore era con lui per compier delle guarigioni.

5:18   Ed ecco degli uomini che portavano sopra un letto un paralitico, e cercavano di portarlo dentro e di metterlo davanti a lui.

5:19   E non trovando modo d’introdurlo a motivo della calca, salirono sul tetto, e fatta un’apertura fra i tegoli, lo calaron giù col suo lettuccio, in mezzo alla gente, davanti a Gesù.

5:20   Ed egli, veduta la loro fede, disse: O uomo, i tuoi peccati ti sono rimessi.

Noi dobbiamo chiedere a Dio quale è la nostra condizione nell’essere sensibili nello spirito.

Abbiamo un profondo e radicale insegnamento nel verso che dice:

Levitico 19:18 (Matteo 19:19)

….  e ama il tuo prossimo come te stesso.

La figura di questo uomo che non si può muovere racconta del vivere in maniera concreta la Parola di Dio e quanto essa ci esorta a fare.

Qui abbiamo 4 uomini (Vedi Marco 2:3) che prendono un paralitico che giace su un rudimentale lettuccio.

Ma quello a cui dobbiamo porre la nostra attenzione e sulla loro “fede”.

Infatti Gesù così definisce il loro atteggiamento (v. 20).

Ora analizziamo cosa fecero questi uomini.

Prendono quest’uomo che non si può muovere, e lo portano fino a Gesù, perché sanno che Lui può sanare il loro amico.

Davanti la casa dove si trova Gesù c’è tanta di quella gente che non si può passare; ed essi cosa fanno? Rinunciano? Si mettono in fila? Oppure lottano?

Essi lottano, non si scoraggiano davanti all’ostacolo, si arrampicano sul tetto.

Riflettiamo attentamente su questo avvenimento, stiamo parlando di doversi arrampicare su un tetto e praticare su esso un foro.

Quella era una casa di in ceto basso e le case del popolo palestinese erano formate da massi di fango essiccato; il tetto di fango o argilla ed alcune volte anche calcina.

Nel termine originale “salirono sul tetto, e fatta un’apertura (forare, scavare) fra i tegoli (terra da pentolaio), lo calaron giù   col suo lettuccio, in mezzo alla gente, davanti a Gesù.

Ora questa realtà, questo atteggiamento dobbiamo trasportalo alla nostra vita,

“quante volte ci siamo girati verso un’anima che era in bisogno?

Quante volte abbiamo LOTTATO per essa?

Quante volte siamo saliti sul tetto, e non trovando apertura abbiamo scavato, per portare quell’anima a Gesù?”

Dobbiamo riflettere su questo, dobbiamo mettere in pratica il versetto che abbiamo citato all’inizio “ama il tuo prossimo COME TE STESSO”.

Possiamo frequentare una chiesa, essere presenti nelle varie attività di una chiesa ma tutto questo non ci fa essere cristiani.

Essere cristiani significa che Cristo vive nella nostra vita in modo reale e tangibile.

Marco 12:31 Il secondo è questo: Ama il tuo prossimo come te stesso. Non v’è alcun altro comandamento maggiore di questi.

Se ci accorgiamo che in questo siamo mancanti, non continuiamo con una semplice riflessione che dopo qualche minuto è già lontana dalla nostra vita, ma cadiamo in ginocchio e chiediamo che l’amore di Dio viva nella nostra vita.

I Giovanni 4:21

Se uno dice: io amo Dio, e odia suo fratello, è bugiardo; perché chi non ama suo fratello che ha veduto, non può amar Dio che non ha veduto.

Concludiamo con la frase di Gesù v. 20

Ed egli, veduta la loro fede, disse…

Ricordiamoci che Egli vide la fede sia del paralitico ma anche dei 4 uomini.

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