AFGHANISTAN: LE DONNE CRISTIANE SONO SOTTOPOSTE A RISCHI ESTREMI A MOTIVO DEL NUOVO CODICE PENALE

AFGHANISTAN: LE DONNE CRISTIANE SONO SOTTOPOSTE A RISCHI ESTREMI A MOTIVO DEL NUOVO CODICE PENALE

NELLA FOTO: Immagine rappresentativa di una cristiana afghana.

La recente diffusione del nuovo Codice Penale, emanato dalla leadership talebana in Afghanistan, ha sollevato forti preoccupazioni nella comunità internazionale, poiché il documento introduce norme che istituzionalizzano la violenza domestica e riducono ulteriormente lo spazio ai diritti delle donne all’interno del Paese.

Secondo quanto emerso da una fuga di notizie, ottenuta dall’organizzazione per la difesa dei diritti umani Rawadari, il Codice prevede l’uso della punizione corporale per diversi reati e, in modo ancor più allarmante, legittima le percosse all’interno della famiglia, permettendo agli uomini di colpire le proprie mogli purché non provochino fratture o ferite permanenti visibili.

Questa misura rappresenta un ulteriore passo nella progressiva erosione delle libertà fondamentali imposta dal regime talebano, che continua a governare attraverso un sistema normativo restrittivo e contrario agli obblighi internazionali dell’Afghanistan.

La pubblicazione del Codice, avvenuta lo scorso gennaio, si inserisce in un quadro in cui il controllo sociale è esercitato mediante disposizioni punitive, che colpiscono in particolare donne e bambini e rafforzano una cultura della violenza già profondamente radicata.

In questo contesto, Porte Aperte richiama l’attenzione sulla condizione estremamente vulnerabile delle donne cristiane afghane rifugiate all’estero, che subiscono una doppia forma di persecuzione: da un lato per aver lasciato l’islam, considerato un tradimento imperdonabile dai Talebani e dai gruppi affiliati come ISKP e ISIS, e dall’altro per il loro ruolo di donne in un sistema che riconosce e legittima la loro subordinazione.

Le cristiane afghane sono da tempo esposte al rischio di matrimoni forzati, violenze di genere, ricatti familiari e persecuzioni religiose che possono includere la detenzione arbitraria, la scomparsa forzata e perfino l’esecuzione extragiudiziale.

Secondo un portavoce di Porte Aperte, il nuovo Codice Penale priva ulteriormente queste donne di qualsiasi forma di tutela, poiché “quando la legge permette la violenza tra le mura domestiche, le comunità già indifese restano completamente esposte”.

In questo quadro, un eventuale rimpatrio delle donne cristiane rifugiate costituirebbe un rischio immediato e gravissimo: un ritorno in un Paese in cui la legge non solo non le protegge, ma autorizza forme di violenza che per loro assumerebbero un carattere particolarmente mirato e potenzialmente letale.

L’Afghanistan non sta adempiendo ai propri obblighi internazionali, poiché viola regolarmente – o non riesce a proteggere – i seguenti diritti dei cristiani:

  • I convertiti dall’islam al cristianesimo vengono uccisi anche solo per il sospetto della loro fede (ICCPR art. 6).
  • Le donne che si convertono vengono costrette a matrimoni forzati e obbligate a rinnegare le loro convinzioni di fede (ICCPR art. 23.3 e CEDAW art. 16).
  • Agli afghani è attribuita automaticamente l’identità musulmana e non è consentito loro cambiare religione (ICCPR art. 18).
  • Ai cristiani non è permesso esporre immagini o simboli religiosi (ICCPR art. 18 e 19).
  • I figli dei convertiti dall’islam al cristianesimo sono obbligati a seguire i precetti dell’islam e a ricevere un’educazione religiosa islamica (ICCPR art. 18 e CRC art. 14).

Porte Aperte Italia

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