CINA: LIBERATO IL PASTORE JIN, MA ALTRI LEADER CRISTIANI RESTANO IN CARCERE

CINA: LIBERATO IL PASTORE JIN, MA ALTRI LEADER CRISTIANI RESTANO IN CARCERE

NELLA FOTO: giovani cristiani cinesi

Il 3 luglio scorso, dopo quasi nove mesi di detenzione, il pastore fondatore della Zion Church, Jin Mingri, è stato rilasciato ed è potuto tornare dalla sua famiglia.

L’arresto del leader cristiano risale all’ottobre 2025 – ne avevamo parlato qui – quando le autorità cinesi hanno condotto una serie di retate notturne in diverse regioni del Paese, in quella che è stata considerata una delle più severe operazioni di repressione nei confronti della Chiesa degli ultimi anni.

Fondata nel 2007 e con un gruppo iniziale di circa 20 persone, la Zion Church è cresciuta fino a diventare una delle più grandi chiese non registrate della Cina, con una rete di circa 10.000 membri distribuiti in 40 città. Nel 2018 il Partito Comunista Cinese ne aveva decretato il divieto ufficiale dopo che i suoi leader si erano opposti all’installazione di telecamere di sorveglianza nell’edificio principale di Pechino. Da allora, numerose congregazioni affiliate sono state oggetto di indagini e chiusure.

In una dichiarazione, la famiglia del pastore Jin ha espresso gratitudine a quanti hanno pregato e sostenuto il suo caso: “Abbiamo davvero assistito a un miracolo e siamo sopraffatti dalla gioia”.

Otto leader ancora detenuti

Nonostante il rilascio del pastore Jin, la situazione di altri leader della Zion Church continua a destare preoccupazione. Attualmente otto pastori e collaboratori della comunità restano detenuti.

Dal 18 giugno le accuse a loro carico sono state modificate: dalle iniziali contestazioni relative all’”uso illegale di reti informatiche” si è passati alle più gravi accuse di “attività commerciali illegali” e “frode”. Secondo alcuni osservatori, questi nuovi capi d’accusa potrebbero comportare pene significativamente più severe in caso di condanna.

Una pressione crescente sulle chiese domestiche

La vicenda della Zion Church si inserisce in un contesto più ampio di crescente pressione sulle chiese domestiche cinesi, ovvero sulle comunità cristiane che scelgono di non registrarsi come strutture religiose controllate dallo Stato.

Secondo fonti locali, negli ultimi anni le autorità hanno intensificato le azioni di controllo e di repressione nei confronti di queste comunità. Oltre ai casi più noti, numerose altre chiese affrontano limitazioni, chiusure, interrogatori e detenzioni dei propri responsabili.

Un partner locale di Porte Aperte nell’est della Cina ha raccontato di recenti interventi delle autorità verso alcune chiese domestiche della sua area. In un caso, il responsabile di una di queste chiese è stato multato e incarcerato per una settimana a seguito di una retata durante la funzione della domenica. In un’altra situazione, due responsabili delle attività rivolte ai bambini sono stati fermati con l’accusa di aver condiviso il Vangelo con minori.

Una battaglia che continua

Oltre alle operazioni di sorveglianza e alle retate, il governo cinese continua a introdurre misure stringenti come la normativa che vieta ai minori di 18 anni di partecipare alle attività religiose.

In questo contesto, molti credenti e leader cristiani continuano a vivere sotto pressione, consapevoli del rischio di essere convocati dalle autorità e interrogati.

Nonostante le difficoltà, molte chiese continuano a riunirsi e a portare avanti le proprie attività trovando incoraggiamento nelle preghiere della Chiesa globale.

La Cina si trova alla posizione n.17 della World Watch List di Porte Aperte.


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