INDIA: UCCISI 2 BAMBINI E 2 MANIFESTANTI NEL MANIPUR
NELLA FOTO: chiese e case bruciate nel Manipur
Dopo quasi tre anni di conflitto nello Stato indiano del Manipur, nuove violenze sono esplose nei primi giorni di aprile, segnando il primo grave episodio dall’insediamento del nuovo governo statale avvenuto nel febbraio 2026.
Nelle prime ore del 7 aprile, intorno all’una di notte, un ordigno ha colpito un’abitazione in un villaggio Meitei situato vicino al confine con un’area a maggioranza Kuki, nel distretto di Churachandpur.
Nell’attacco, sono stati uccisi un bambino di cinque anni e la sua sorellina di sei mesi, mentre la madre, che dormiva con loro, è rimasta gravemente ferita.
L’episodio ha provocato forti tensioni nella valle di Imphal, dove sono scoppiate proteste violente.
Alcuni manifestanti hanno preso di mira i campi delle Forze Armate Centrali e, secondo quanto riportato, due civili sono rimasti uccisi durante gli scontri.
In risposta al deteriorarsi della situazione, le autorità hanno imposto un blocco internet immediato di tre giorni e rafforzato la presenza delle forze di sicurezza nelle aree di confine più sensibili.
Al momento, il clima resta estremamente teso. Sono state indirizzate accuse ai militanti Kuki-Zo, ma l’Indigenous Tribal Leaders Forum (ITLF) ha respinto fermamente tali affermazioni, definendole infondate.
L’ITLF ha sottolineato come la forte sorveglianza nelle “buffer zones” renderebbe difficile un attacco di questo tipo senza essere individuati, invitando a non trarre conclusioni affrettate.
Anche altre organizzazioni della società civile Kuki hanno chiesto prudenza, mentre i media e la diffusione di voci non verificate hanno ulteriormente aggravato le tensioni, accrescendo la sfiducia tra due comunità già profondamente segnate da anni di violenza.
Il nuovo Primo Ministro statale, Y Khemchand, ha condannato l’attacco definendolo «disumano» e ha richiesto un’indagine affidata alla National Investigation Agency (NIA). È stato inoltre convocato un incontro tra tutte le forze politiche per valutare la situazione.
Nel frattempo, proteste e manifestazioni su larga scala continuano in diverse aree: veicoli sono stati incendiati, proprietà danneggiate e si registrano nuovi scontri con le forze di sicurezza.
Dal maggio 2023, il Manipur è teatro di violenze tra la comunità Meitei, tradizionalmente induista, e Kuki-Zo, etnia a maggioranza cristiana, che hanno causato oltre 300 morti e circa 70.000 sfollati.
Nonostante i tentativi di dialogo e le iniziative di pace, la normalizzazione della vita nello Stato resta fortemente compromessa da episodi ricorrenti di violenza.
L’india si trova alla posizione numero 12 della World Watch List 2026 di Porte Aperte.
Nel Paese, le leggi anti-conversione che spesso vengono strumentalizzata per perseguitare e discriminare i cristiani, sono in vigore in 12 stati.
Negli ultimi anni, inoltre, si stanno verificando repressioni in stati che non rientrano in questi 12, come il caso appena citato del Manipur o quanto successo in Andhra Pradesh, che ha portato a una sentenza della Corte Suprema indiana che mette a rischio i diritti dei cristiani dalit.
Chiediamo di continuare a pregare per i cristiani indiani, affinché la loro fede rimanga salda anche in mezzo alle avversità più dure.
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