IRAN: COME STANNO I CRISTIANI NEL CONTESTO DELLE PROTESTE?

IRAN: COME STANNO I CRISTIANI NEL CONTESTO DELLE PROTESTE?

NELLA FOTO: corteo nella città di Teheran

Le ultime settimane in Iran hanno portato alla luce una realtà che prosegue ormai da anni: i cristiani – armeni, assiri e i convertiti dall’islam – stanno pagando con la vita le conseguenze delle recenti proteste. 

Almeno sette cristiani armeni risultano tra le vittime uccise dalle forze di sicurezza, uno dei quali identificato con il nome di Ejmin Masihi, mentre gli altri sei restano volutamente anonimi per prevenire ritorsioni. Oltre ai deceduti, almeno altri tre cristiani sono rimasti feriti. 

Inoltre, un cristiano ex-musulmano, arrestato, risulta particolarmente vulnerabile a maltrattamenti e interrogatori violenti a motivo della sua fede. 

La profonda crisi in corso non sta risparmiando nessuno. Dalle comunità cristiane storiche alle chiese non riconosciute formate dai convertiti dall’islam: tutti si ritrovano a condividere sofferenza, paura e speranza per un futuro diverso. 

La portata reale delle uccisioni resta incerta: il blackout di internet imposto dal Governo sta rendendo quasi impossibile verificare numeri e testimonianze. Tuttavia, chi riesce a inviare notizie, parla apertamente di “uccisioni di massa di civili disarmati”. 

Daniel*, che svolge un servizio cristiano online, racconta di due cristiani uccisi: “Pregavano di giorno e scendevano in strada tra le proteste la notte. La battaglia spirituale e quella fisica avevano lo stesso scopo: giustizia e dignità umana”. 

In un raro momento in cui la connessione internet è tornata, Mogan* – una cristiana fuggita dall’Iran dopo pesanti interrogatori – ha ricevuto una telefonata da alcuni cristiani locali. È così che ha scoperto una realtà dura: una cristiana arrestata senza spiegazioni, un cristiano ucciso, e la figlia, fuggita in un Paese vicino, rimpatriata con la forza. 

Sara, una giovane cristiana partita con la famiglia dall’Iran all’età di nove anni, vive da tredici come rifugiata. “Vedere giovani della mia età affrontare la morte nel silenzio è un dolore che non si può descrivere” ha condiviso. 

La mobilitazione in Iran non nasce da richieste direttamente legate alla fede religiosa, ma da una necessità collettiva di dignità e libertà. I cristiani che partecipano alle manifestazioni non cercano privilegi, ma camminano accanto al loro popolo, condividendo rischi e speranze.

Quando le autorità scoprono la loro fede, però, vengono accusati di “collaborare con nazioni straniere”, sfociando in ripressioni e violenze ancora più pesanti. 

L’Iran occupa la posizione numero 10 nella nuova World Watch List 2026 di Porte Aperte. 

La comunità cristiana iraniana, così come l’intera popolazione, ha bisogno delle nostre preghiere. 

Chiediamo protezione, giustizia e un futuro in cui i cristiani iraniani possano vivere la propria fede in libertà. 

*pseudonimo


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