IRAN: NON HANNO PAURA E SONO DI NUOVO LIBERI!”

IRAN: NON HANNO PAURA E SONO DI NUOVO LIBERI!”

NELLA FOTO DA SX: Ramiel Bet-Tamraz insieme ai genitori e Mary Mohammadi Fatemeh – © Article18

Buone notizie! Qualche giorno fa è stato rilasciato su cauzione Ramiel Bet-Tamraz, figlio del pastore Victor Bet-Tamraz e di Shamiram (su cui invece pendono 15 e 10 anni di galera), incarcerato in Iran per attività ritenute lesive della sicurezza nazionale (un pic-nic tra cristiani).

La causa contro di lui e la sua famiglia è una spada di Damocle che da parecchio tempo pende sui loro capi.

Sua sorella Dabrina, l’altra figlia di Victor e Shamiram, si batte a livello internazionale in favore dei cristiani perseguitati iraniani: chi era venuto al Convegno di Porte Aperte 2016 l’aveva conosciuta di persona (era una degli speaker), durante il quale lei aveva denunciato la situazione della sua famiglia in Iran.

A inizio gennaio 2020 Ramiel era stato costretto a tornare in carcere, dove avrebbe dovuto scontare altri 3 mesi: invece il 26 febbraio è stato rilasciato improvvisamente su cauzione.

Al tempo stesso torna libera su cauzione anche Mary Mohammadi Fatemeh, la giovane iraniana ex-musulmana convertita alla fede cristiana, arrestata il 12 gennaio 2020 dalle autorità iraniane durante un sit-in di protesta.

Per settimane non si è saputo più nulla di lei. Mary è stata maltrattata al momento dell’arresto ed è stata ammanettata schiena a schiena con un’altra donna, mentre veniva portata al centro di detenzione di Vozara (per le prime 24 è stata lasciata senza cibo e minacciata).

In seguito, è stata trasferita nella sezione 6 del carcere di Evin, Teheran, e accusata di “disturbo dell’ordine pubblico per aver partecipato a un raduno illegale”.

Mary era già stata precedentemente arrestata durante una riunione di una chiesa in casa nel novembre 2017 e tenuta per 6 mesi nella prigione di Evin, con una condanna per “appartenenza a gruppi evangelici”, “per aver svolto attività cristiane” e “per aver agito contro la sicurezza nazionale attraverso la propaganda contro il regime”.

Dopo quella sua prima esperienza di prigionia, Mary è stata minacciata e le è stata negata l’istruzione universitaria.

Con coraggio Mary è stata molto aperta riguardo la sua fede cristiana e si è battuta per i diritti dei cristiani convertiti in Iran e per la libertà di frequentare un luogo di culto cristiano.

Ci uniamo nella gioia alle famiglie di Ramiel e Mary, certamente edificati e sfidati dal loro coraggio di vivere la fede costi quel che costi.

Leggi anche: Iran: appelli rigettati per il pastore Victor e sua moglie

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