KIRGHIZISTAN: LEADER CRISTIANO VERSO L’ESILIO DOPO IL CARCERE E LE TORTURE
NELLA FOTO: Pavel Shreider insieme alla moglie
Il regime kirghiso si prepara ad esiliare il pastore Pavel Shreider, 66 anni, leader di una chiesa ora bandita nel Paese.
Arrestato nel novembre 2024, il pastore è stato rilasciato dal carcere lo scorso 25 marzo, dopo che la Corte Suprema di Bishkek ha commutato il resto della sua condanna a tre anni in una multa pari a tre mesi di salario medio.
Nonostante la liberazione, Shreider resta sotto stretto controllo delle autorità.
I funzionari hanno sequestrato il suo passaporto russo e stanno predisponendo l’espulsione forzata, che dovrà avvenire a sue spese.
La moglie non è stata formalmente inclusa nell’ordine di trasferimento, ma la famiglia ha confermato che lascerà il Paese insieme a lui.
“Non ha alternativa: deve pagare la multa”, ha dichiarato a Forum 18 una persona vicina alla situazione del pastore. Secondo la stessa fonte, dalle autorità dovrebbero essere concessi 20 o 30 giorni per il pagamento, prima di procedere all’esilio. “Lo tengono sotto sorveglianza. Non può rimanere qui”.
Il National Agency for Religious Affairs and Interethnic Relations, contattato da Forum 18, non ha fornito spiegazioni sulla prosecuzione delle misure punitive contro il leader cristiano né sulle ragioni della sua deportazione, nonostante sia nato in Kirghizistan.
Il vicedirettore del carcere ha infatti riferito di non poter rispondere alle domande perché impegnato in una riunione. Nessuna risposta scritta è poi arrivata alle domande inviate lo stesso giorno.
L’arresto del pastore risale a novembre 2024, quando agenti del National Security Committee (NSC) hanno fermato Shreider nella capitale kirghisa. Le forze di sicurezza hanno perquisito la sua abitazione e quelle di altri membri della chiesa, confiscando migliaia di libri, incluse Bibbie, oltre a denaro contante e telefoni cellulari. I libri sono stati restituiti solo nel 2025.
Pavel Shreider e Igor Tsoy, un altro membro della chiesa, sono stati torturati durante gli interrogatori dell’NSC. In una denuncia del novembre 2024, il pastore ha raccontato: “Sono stato colpito alla testa, al torace e preso a calci alla colonna vertebrale da cinque agenti”.
Nel settembre 2025, Pavel Shreider – allora 65enne – era stato trasferito nel reparto medico del carcere n. 31 vicino a Bishkek, dopo che la famiglia aveva sollevato serie preoccupazioni per possibili danni cerebrali causati dalle torture.
Queste accuse hanno suscitato preoccupazione a livello internazionale, per questo, il 23 luglio 2025, cinque Relatori Speciali delle Nazioni Unite hanno scritto alle autorità kirghise esprimendo allarme per gli arresti, per le detenzioni e per le presunte torture. I Relatori hanno parlato di accuse credibili di percosse, strangolamenti con sacchetti di plastica e uso di teaser contro Shreider e altri cristiani. A oggi, nessun responsabile è stato perseguito per tali violenze.
Questo caso mette in evidenza una pressione crescente verso i cristiani in Kirghizistan – Paese alla posizione numero 40 della World Watch List – e solleva seri interrogativi sull’uso sistematico di arresti, torture e deportazioni come strumenti di repressione religiosa.

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