LE ORIGINI DELLA FESTA DI SAN VALENTINO

LE ORIGINI DELLA FESTA DI SAN VALENTINO

La festa di S. Valentino ha le sue radici nella festa più sfrenata dell’antica Roma.

Festa della fertilità, famosa per i suoi eccessi e trasgressioni.

Per gli antichi romani febbraio era il periodo in cui ci si preparava alla stagione della rinascita.

A metà mese, fin dal quarto secolo a.C., iniziavano le celebrazioni dei Lupercali, per tenere i lupi lontano dai campi coltivati.

Lupercalifesta pagana in onore del fauno Lupercus, dio di origine greca che proteggeva le greggi degli animali dagli attacchi dei lupi.

Alla base della festività in onore degli innamorati c’era quindi il lupo affamato che cercava di catturare qualche bella pecorella smarrita. Rito quasi universalmente riconosciuto e succedutosi nei millenni.

 I sacerdoti di questo ordine entravano nella grotta in cui, secondo la leggenda, la lupa aveva allattato Romolo e Remo, e qui compivano sacrifici propiziatori.

Ovidio (40 d.C.) racconta una leggenda dove narra che al tempo di re Romolo vi sarebbe stato un prolungato periodo di sterilità nelle donne.

Per poter sconfiggere questa dannazione donne e uomini si recarono in processione fino al bosco sacro della dea Giunone e qui si inginocchiarono in atteggiamento di supplica.

Giunone attraverso lo stormire delle fronde dei suoi alberi ordinò che le donne dovevano essere possedute da un grosso caprone sacro agli dei, creando sgomento nei maschi.

I maschi, per evitare l’affronto, chiesero aiuto al loro sacerdote che arrivò in soccorso munito del lituo “bastone senza nodi ricurvo ad un’estremità” utilizzato per tracciare il templum.

Templum che “racchiudeva lo spazio tra cielo e terra entro cui osservare i segni della volontà divina”, reinterpretò favorevolmente il segno divino, leggendo nel movimento delle fronde la volontà degli dei di sacrificare un caprone.

 

Sacrificato il caprone, vennero tagliate dalla sua pelle delle strisce, chiamate februacon cui colpire la schiena delle donne che dopo dieci mesi lunari partorirono.

Lungo le strade della città veniva sparso il sangue di alcuni animali.

I nomi di uomini e donne che adoravano questo dio Luperco (dio della fertilità) venivano inseriti in un’urna e poi mischiati; quindi un bambino estraeva i nomi di alcune coppie che per un intero anno avrebbero vissuto in intimità, affinché il rito della fertilità fosse concluso.  

La festa che si celebrava il 15 febbraio si svolgeva nel seguente modo:

Uomini e donne nudi e frustati.

In particolare il clou della festa si aveva quando le matrone romane si offrivano, spontaneamente e per strada, alle frustate di un gruppo di giovani nudi, con le membra spalmate di grasso e una maschera di fango sulla faccia devoti al selvatico Fauno Luperco.

Anche le donne in dolce attesa si sottoponevano volentieri al rituale, convinte che avrebbe fatto bene alla nascita del pargolo. 

In fondo, ad alleviare il dolore bastava lo spettacolo offerto dai corpi di quei baldi giovani, che si facevano strada completamente nudi o, al massimo, con un gonnellino di pelle stretto intorno ai fianchi.

Tutto questo era in contrasto con la morale e il concetto di amore dei cristiani.

La Chiesa cattolica cerca di «cristianizzare» il RITO PAGANO PER LA FERTILITÀ.

Nel 496 d.C. Papa Gelasio annullò la festa pagana decretando che venisse seguito il culto di San Valentino protettore degli innamorati, e spostando la data al 14.

 

Chi era San Valentino?

Nato a Interamna Nahars (oggi Terni) nel 176 d.C, e morto a Roma il 14 febbraio del 273.

Era un vescovo romano martirizzato, consacrato vescovo nel 197d.C da papa Feliciano.

Proteggeva gli innamorati, li guidava verso il matrimonio e li incoraggiava a mettere al mondo dei figli.

La letteratura religiosa (e non storica) descrive il santo come guaritore degli epilettici e difensore delle storie d’amore. Specie quando queste sono infelici: si racconta, per esempio, che abbia messo pace tra due fidanzati che litigavano, offrendo loro una rosa, stringendo insieme il gambo della stessa, facendo attenzione a non pungersi e pregando affinché il Signore mantenesse vivo in eterno il loro amore.

Si narra anche che fu il primo religioso a celebrare una unione mista tra Sabino legionario romano e Serapia giovane cristiana.

 

L’origine letteraria e più recente.

In realtà il merito moderno di aver consacrato San Valentino come santo patrono dell’amore è da ascrivere a Geoffrey Chaucer (1343 – 1400), l’autore dei Racconti di Canterbury che alla fine del ‘300 scrisse in onore delle nozze tra Riccardo II e Anna di Boemia – The Parliament of Fowls, (Il Parlamento degli Uccelli) un poema in 700 versi che associa Cupido (dio dell’amore) a San Valentino. Che così divenne il tramite ultraterreno della dimensione dell’Amore cortese.

In ogni caso in Francia e Inghilterra, nel Medioevo, si riteneva che a metà febbraio iniziasse l’accoppiamento degli uccelli: evento che si prestava a far consacrare il 14 febbraio come la festa degli innamorati.  

A quando risale l’uso di doni?

Nei Paesi anglosassoni il tratto più caratteristico è lo scambio (risalente al XIX secolo) di «Valentine», bigliettini d’amore con le sagome dei simboli dell’amor romantico (cuori, colomba, Cupido).

La più antica «Valentine» di cui si abbia traccia risale al XV secolo, e fu scritta da Carlo d’Orléans, allora detenuto nella Torre di Londra dopo la sconfitta alla battaglia di Agincourt (1415). Carlo si rivolge alla moglie con le parole: «Je suis déjà d’amour tanné, ma très douce Valentinée».

A metà Ottocento negli Stati Uniti tal Esther Howland iniziò a produrre biglietti di San Valentino su scala industriale. Con il passare del tempo la tradizione dei biglietti amorosi divenne secondaria rispetto allo scambio di scatole di cioccolatini, mazzi di fiori o gioielli.  

Potremmo citare molto alla luce di tutto questo, ma preferiamo concludere questa lettura con una semplice domanda:

MA TUTTO QUESTO COSA HA IN COMUNE CON CRISTIANI CHE HANNO DAVVERO FATTO UNA ESPERIENZA DI RINASCITA CON CRISTO?

Che possiamo in Lui ritrovare la piena unione con Lui che ci porta ad un appagamento, che non solo non ci fa sentire il bisogno delle varie ed ingannevoli festività che il principe di questo mondo propina come innocue e piacevoli. Ma che ci apre gli occhi per vedere quanti inganni ci circondano come leciti è inoffensive.

 

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