L’IMPORTANZA DELLA PERSEVERANZA

L’IMPORTANZA DELLA PERSEVERANZA

Luca 18:1-8.

In quel tempo, Gesù 1diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: 2«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. 3In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”. 4Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, 5dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi”». 6E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. 7E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? 8Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

1.In quel tempo, Gesù diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai:

Con questo versetto Gesù si inserisce in uno dei temi del Nuovo Testamento: l’esortazione a pregare senza stancarsi, come possiamo vedere anche nelle parole dell’apostolo Paolo (1Ts 5:17). Qui però l’esortazione viene inserita in un contesto particolare.

Poiché questo brano segue un discorso escatologico, quelli che vengono esortati a pregare sono coloro che stanno subendo la persecuzione a causa della loro fede.

Gesù li incoraggia a non stancarsi e a sostenere la propria attesa con la preghiera.

Rivolto a noi questo Vangelo ci ricorda l’importanza di mantenere lo spirito di vigilanza, in attesa del ritorno di Cristo (Parusia), per non perdere la fede, per saper discernere il giorno in cui verrà e non farci ingannare da falsi profeti.

 

2.«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno.

Gesù presenta il personaggio principale: un certo giudice in una città, non importano altri dettagli. Viene descritto quasi in modo proverbiale: non teme Dio e soprattutto non osserva i suoi comandamenti, non tiene conto delle leggi a favore dei poveri e degli emarginati in Israele.

È un oppressore nel campo della giustizia sociale.

3 In quella città c’era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: “Fammi giustizia contro il mio avversario”.

Ecco invece la vera protagonista del racconto: la vedova rappresenta la persona debole, senza protezione.

La donna abita nella stessa città del giudice e quindi dipende da lui per i suoi diritti.

Poiché la vedova non presenta la sua causa a una corte giudiziaria, ma a un solo giudice, deve trattarsi di una questione di soldi.

Rivendica forse dei soldi a cui ha diritto (un debito, un’eredità…) e chiede al giudice di sostenere la sua causa.

Il verbo fare giustizia può essere inteso anche come fare vendetta, il riconoscere il male che uno ha fatto e fargliene pagare le conseguenze.

4 Per un po’ di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: “Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno5 dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi“».

Per un certo tempo, il giudice non vuole darle ascolto.

Poi cambia parere ragionando con sé stesso.

Il giudice inizia ripetendo le caratteristiche che gli vengono attribuite all’inizio della parabola, accentuando il suo egocentrismo.

Poi egli chiarisce a sé stesso e ai lettori i motivi del suo comportamento: egli farà giustizia alla vedova non per osservare quanto la legge gli chiede, ma per togliersi di mezzo questa importuna.

6 E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto.

Ora parla il Signore e attualizza la parabola alla situazione della comunità.

 Il protagonista della parabola è definito giudice disonesto, sottolineando la differenza tra lui e Dio.

7 E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? 8 Io vi dico che farà loro giustizia prontamente

Questa affermazione della giustizia di Dio è rafforzata dalla domanda retorica e dal ragionamento a priori; il tono è appassionato.

 La prospettiva è diventata escatologica: la situazione della vedova rappresenta quella degli eletti del Signore che sono in preda alle tribolazioni degli ultimi tempi, descritte da Luca nel brano precedente.

Il termine eletto nei Vangeli sinottici viene utilizzato solo per indicare i credenti nel momento della tribolazione e della prova legata ai discorsi apocalittici.

L’eletto è colui che sottoposto alla prova è capace di resistere per amore di Cristo.

Quindi i cristiani sottoposti alla persecuzione devono perseverare nella loro fede e non lasciarsi abbattere davanti al silenzio di Dio.

Scrivendo “vi dico“, Luca rafforza la sua affermazione: l’intervento di Dio non solo è sicuro, ma accadrà prontamente, in contrasto con il tergiversare del giudice della parabola.

Dio farà giustizia tra poco, è una promessa fatta ai credenti.
Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
L’insieme termina con una domanda dove appaiono il motivo del “Figlio dell’uomo” e della “fede”.

Introducendo il titolo di Figlio dell’uomo egli si aggancia a Luca 17:22-37 e col tema della fede si ricollega a quello della preghiera incessante che introduce la parabola.

In questo modo fede e preghiera ottengono un orientamento escatologico.

La preghiera è ciò che mantiene viva la fede del credente nel tempo che lo separa dal ritorno del Figlio dell’uomo.

Per fede qui si intende l’esistenza del cristiano vissuta nella vigilanza e nella fedeltà, fedeltà al Vangelo che viene mantenuta nel momento della prova.
Davanti all’attesa della Parusia (termine greco che indica la venuta di Gesù. N.d.R.), Luca pone l’attenzione non su cosa avverrà, ma se i cristiani saranno pronti a riconoscerlo e ad accoglierlo, se avranno mantenuto la fede.

Non è un’affermazione pessimista, ma un invito ad essere vigilanti e a perseverare nella fede attraverso la preghiera.

Con amore sincero vostro in Lui, pastore Michele Strazzeri.

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