NIGERIA: AVVIO DEL PROCESSO PER LA STRAGE DI YELWATA DOPO MESI DI INDAGINI

NIGERIA: AVVIO DEL PROCESSO PER LA STRAGE DI YELWATA DOPO MESI DI INDAGINI

NELLA FOTO: Cristiani sopravvissuti all’attacco di Yelwata

Il 13 giugno dello scorso anno, la comunità cristiana di Yelwata, nel Guma Local Government Area (LGA) dello Stato di Benue, Nigeria, è stata teatro di uno degli attacchi più brutali degli ultimi anni.

Gruppi armati hanno fatto irruzione nel villaggio durante la notte, dando fuoco alle case e uccidendo intere famiglie nel sonno – tra cui anche molti sfollati interni nelle loro tende, rifugiati a Yelwata dopo precedenti violenze. Secondo quanto riferito dai partner locali di Porte Aperte, le vittime sono state oltre 200.

Dopo mesi di pressioni, testimonianze e raccolta di prove, il 2 febbraio 2026 i procuratori nigeriani hanno annunciato una svolta significativa: nove uomini sono stati formalmente incriminati con 57 capi d’accusa legati al terrorismo e alla pianificazione dell’attacco.

Secondo la documentazione depositata presso l’Alta Corte Federale di Abuja, il presunto capo del gruppo, Ardo Lawal Mohammed Dono, avrebbe organizzato riunioni preparatorie nello stato confinante di Nasarawa, insieme agli altri imputati. Le accuse parlano di raccolta fondi, reperimento di armi, reclutamento di uomini armati e definizione dei dettagli dell’assalto. Inoltre, alcuni degli imputati avrebbero messo a disposizione armi e luoghi sicuri per la pianificazione.

Gli accusati – Ardo Lawal Mohammed, Muhammadu Saidu, Alhaji Haruna Abdullahi, Yakubu Adamu, Muhammed Musa, Abubakar Adamu, Shaibu Ibrahim, Saleh Mohammed e Bako Jibrin – si sono dichiarati non colpevoli.

Il Procuratore generale della Federazione, Lateef Fagbemi, ha dichiarato che, per effetto delle loro deposizioni, “la corte ha ora piena giurisdizione per procedere al processo”. Ha inoltre richiesto un procedimento accelerato vista la gravità delle accuse. Il processo è stato aggiornato al 26 e 27 febbraio 2026, quando inizierà formalmente la fase dibattimentale.

“Queste incriminazioni sono un passo che va celebrato” ha affermato John Samuel, esperto legale di Porte Aperte per l’Africa subsahariana. “Per anni abbiamo chiesto che venisse posta fine all’impunità diffusa e che si avviasse un percorso di responsabilità per le vittime. Accogliamo con favore l’iniziativa del governo nigeriano e ci auguriamo che diventi un precedente duraturo, capace di frenare la spirale di violenze”.

Samuel sottolinea anche che “la strage di Yelwata è una delle più sanguinose nella regione centrale del Paese, e non rappresenta un episodio isolato. I dettagli delle accuse confermano che si è trattato di un attacco coordinato e premeditato, non di un semplice scontro tra comunità”.

L’intera comunità cristiana della Nigeria continua a vivere sotto forte pressione, tra attacchi, sfollamenti forzati e mancanza di protezione adeguata. Il Paese si trova alla posizione numero 7 della World Watch List 2026 di Porte Aperte.

Siamo grati a Dio per questo primo tentativo di interrompere il tremendo ciclo di violenza e impunità e preghiamo che possa trattarsi di un primo segnale di cambiamento per i cristiani perseguitati in Africa subsahariana.


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