PORTE APERTE “ARABIA SAUDITA: IL PRIMO RAMADAN DA CRISTIANO”

PORTE APERTE “ARABIA SAUDITA: IL PRIMO RAMADAN DA CRISTIANO”

NELLA FOTO: L’autostrada per La Mecca è chiusa ai non musulmani – ©Peter Dowley

Boutros è diventato cristiano

L’Arabia Saudita è uno dei Paesi più chiusi al mondo nei confronti della fede cristiana, ce lo ricordano i cartelli nella foto, i quali indicano chiaramente che ai non musulmani è vietato entrare alla Mecca.

Boutros (pseudonimo) non è cristiano da molto tempo, tutto è accaduto durante il suo ultimo pellegrinaggio alla Mecca. Mentre dormiva, in una stanza in condivisione con altri pellegrini, Gesù gli è apparso in sogno: “Era molto alto, molto più alto di Maometto”, racconta. Nonostante abbia proseguito il pellegrinaggio, da quel momento in poi qualcosa è cambiato: è diventato un seguace di Cristo.

Il primo ramadan

Per Boutros, questo è il primo ramadan da cristiano, per questo, per evitare di essere scoperto, osserva il digiuno mentre legge la Bibbia online. Per lui possedere una copia di quel libro è molto pericoloso, ma il suo interesse più profondo, in questo momento, è crescere nella conoscenza di Gesù Cristo, per cui non riesce a farne a meno. La lettura di testi biblici riguardanti il digiuno, come per esempio Isaia 58:6, rafforzano la sua fede. Fin dai primi giorni di ramadan Boutros si è reso conto che Dio gli stava parlando chiaramente attraverso i passi biblici che leggeva: “Era così chiaro che faceva un po’ paura”, ha detto.

La voglia di parlare e il bisogno di tacere

In paesi come l’Arabia Saudita, vivere il periodo di ramadan da cristiano ex musulmano, specialmente quando è la prima volta, è una grande sfida: in pubblico devi cercare di rispettare le usanze islamiche o almeno fingere di farlo. Al minimo passo falso o alla prima parola sconsiderata chi ti circonda si insospettirà di te e ti potrà denunciare alle autorità: “Sarei interrogato e la mia nuova fede sarebbe scoperta”.
Boutros vorrebbe tanto parlare della sua fede alla sua famiglia, ai suoi genitori, ai suoi figli… ma non ha ancora il coraggio di farlo. Il suo cuore è diviso a causa del suo segreto: “Non è giusto tenere l’amore di Gesù solo per me, ma non posso dire alla mia famiglia che sono diventato cristiano. Devo stare zitto, altrimenti morirò!”.

L’Arabia Saudita è posizionata al 13° posto della World Watch List, il nostro report annuale sulla persecuzione dei cristiani nel mondo. Il Paese pratica un islam rigoroso e ai sauditi non è permesso convertirsi al cristianesimo, pena: la morte. Il controllo delle autorità è così stretto che i cristiani faticano a trovare la possibilità di testimoniare, inoltre, l’islam e la cultura musulmana soffocano ogni espressione della fede cristiana: “Non so per quanto tempo riuscirò a mantenere la mia fede segreta”, ha concluso Boutros.

I sauditi stanno venendo a conoscenza di Gesù attraverso Internet, i programmi televisivi satellitari e i contatti con i cristiani stranieri. Vivere la fede in Cristo nel proprio Paese è però una sfida pericolosa e un percorso solitario.Vi invitiamo a pregare per l’Arabia Saudita e per tutte quelle nazioni in cui il ramadan (23 aprile – 23 maggio 2020) porta con sé tensioni e pericoli per cristiani locali. QUI puoi scaricare il  calendario quotidiano di preghiera di Porte Aperte.

Porte Aperte Italia

Emergenza Covid-19
pacchi viveri e beni di prima necessità per perseguitati

Il coronavirus è un’emergenza globale, ma per milioni di cristiani essa si aggiunge alla persecuzione!

In Occidente siamo tutti in quarantena e isolamento, ma in luoghi come la Corea del Nord, la Somalia, l’Afghanistan questa pandemia globale cade su credenti nascosti in una situazione già di estrema vulnerabilità. E sta peggiorando. Ma questa emergenza va ben oltre i credenti nascosti in questi paesi.

I cristiani in Medio Oriente e in Africa stanno distribuendo tutto ciò che hanno per aiutare durante la crisi e hanno un disperato bisogno di più risorse per sopravvivere.
Dall’Asia all’Africa, in molti paesi i cristiani hanno accesso solo a lavori giornalieri, i primi a saltare in tempi di obblighi di restare a casa e ciò significa: NO LAVORO = NO CIBO

E’ necessario intervenire per fornire risorse essenziali come medicine, aiuti alimentari, coperte, vestiti e sostegno finanziario.

Dona 35 euro per fornire beni di prima necessità e medicine a perseguitati in varie regioni dell’Asia, dell’Africa e del Medio Oriente.

I commenti sono chiusi
Se sei interessato all’articolo controlla che non ci sia il PDF a fine pagina, se no contattaci. Grazie

 

RESTA AGGIORNATO REGISTRATI ALLA NEWSLETTER

Holler Box