PORTE APERTE “COREA DEL NORD: IL PAESE DOVE IL COVID-19 NON ESISTE”

PORTE APERTE “COREA DEL NORD: IL PAESE DOVE IL COVID-19 NON ESISTE”

NELLA FOTO: Scene di vita quotidiana a Chongjin, in Corea del Nord

La crisi causata dal Covid-19 impedisce la fuga dei nordcoreani, ma non sono stati ancora riportati casi ufficiali nel paese.

La pandemia di Coronavirus, con i confini ufficialmente chiusi e l’incremento delle misure di sicurezza, ha reso più arduo che mai il fenomeno della fuga dal paese di cittadini nordcoreani.

Il Ministero dell’Unificazione in Corea del Sud ha dichiarato che solo 12 fuggitivi nordcoreani sono riusciti ad arrivare a Seul da aprile a giugno 2020 (7 in aprile, 2 in maggio e 3 in giugno). L’anno scorso, durante lo stesso periodo, 320 nordcoreani erano arrivati in Corea del Sud.

Oltre alle consuete difficoltà connesse alla fuga da questo paese, è e sarà ancor più arduo del solito raggiungere la Corea del Sud (verso cui sono diretti molti di questi fuggitivi) per i maggiori controlli al confine con la Cina, ma anche per le restrizioni ai viaggi e i lockdown previsti a causa della pandemia in paesi come Vietnam, Laos, Cambogia, Thailandia o Mongolia.

Nel frattempo, la Corea del Nord continua a sostenere di non aver avuto un solo caso di Coronavirus nel paese.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha riferito che la Corea del Nord ha messo in quarantena un totale di 25.551 persone negli ultimi mesi, ma sembrerebbe che non una sola persona sia risultata positiva al virus.

Tuttavia, lo stesso numero di persone messe in quarantena mostra che il paese ha affrontato e sta affrontando la sua lotta contro il virus. La scomparsa dalla scena pubblica di Kim Jong-un per alcune settimane all’inizio di quest’anno potrebbe essere connessa proprio alla quarantena. Diverse fonti non governative, incluso il sito di notizie del Daily NK gestito da espatriati nordcoreani, hanno dichiarato che un certo numero di morti, tra cui 180 soldati e 11 prigionieri nel campo di rieducazione di Chongori, è stato quasi certamente causato da Covid-19.

Sebbene le scuole e le università fossero state chiuse, hanno riaperto all’inizio di giugno. È obbligatorio per le persone indossare mascherine nei luoghi pubblici e non sono ammessi assembramenti. Il paese fa ricorso a protocolli come controlli della temperatura, lavaggio delle mani e rigoroso distanziamento sociale per aiutare a prevenire le infezioni. Sono disponibili disinfettanti nei luoghi pubblici, ad esempio nei centri commerciali, nei ristoranti e negli hotel. I confini rimangono chiusi e tutte le forniture mediche e i beni che entrano nel paese sono trattenuti per 10 giorni. Inoltre forniture di dispositivi di protezione individuale (DPI) e forniture mediche dall’OMS e dalla Cina sono state spedite in Corea del Nord (ulteriori forniture vengono inviate anche da Dubai).

È positivo vedere la Corea del Nord collaborare con l’OMS: è di fatto l’unico modo con cui si potrà salvare la vita a molte persone innocenti. Il governo nordcoreano sa che nella situazione attuale in cui si trova, ha più che mai bisogno di aiuti internazionali.

Chiediamo di continuare a pregare per la Corea del Nord e il suo regime, affinché il governo prenda le giuste decisioni e aiuti i milioni di cittadini sofferenti all’interno del Paese. Che Dio possa rafforzare i cristiani nordcoreani per essere una testimonianza di calma e ferma speranza in questo difficile momento.

Porte Aperte Italia

Emergenza Covid-19
Pacchi viveri e beni di prima necessità per i perseguitati

Il coronavirus è un’emergenza globale, ma per milioni di cristiani essa si aggiunge alla persecuzione!

In Occidente siamo stati tutti in quarantena e isolamento, ma in luoghi come la Corea del Nord, la Somalia, l’Afghanistan questa pandemia globale cade su credenti nascosti in una situazione già di estrema vulnerabilità. E sta peggiorando.

I cristiani in Medio Oriente e in Africa stanno distribuendo tutto ciò che hanno per aiutare durante la crisi e hanno un disperato bisogno di più risorse per sopravvivere.
Dall’Asia all’Africa, in molti paesi i cristiani hanno accesso solo a lavori giornalieri, i primi a saltare in tempi di obblighi di restare a casa e ciò significa: NO LAVORO = NO CIBO.

E’ necessario intervenire per fornire risorse essenziali come medicine, aiuti alimentari, coperte, vestiti e sostegno finanziario.

Dona 35 euro per fornire pacchi viveri, medicine, coperte e sostegno di prima necessità a perseguitati in varie regioni

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