RISPLENDERE DI LUI NELLA PROVA

RISPLENDERE DI LUI NELLA PROVA

Atti 6:8-25

8 Or Stefano, pieno di grazia e di potenza, faceva gran prodigi e segni fra il popolo. 9 Ma alcuni della sinagoga detta dei Liberti, e de’ Cirenei, e degli Alessandrini, e di quei di Cilicia e d’Asia, si levarono a disputare con Stefano; 10 e non potevano resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava. 11 Allora subornarono (istigarono) degli uomini, che dissero: Noi l’abbiamo udito dir parole di bestemmia contro Mosè e contro Dio. 12 E commossero (agitarono) il popolo e gli anziani e gli scribi; e venutigli addosso, lo afferrarono e lo menarono al Sinedrio; 13 e presentarono dei falsi testimoni, che dicevano: Quest’uomo non cessa di proferir parole contro il luogo santo e contro la legge. 14 Infatti gli abbiamo udito dire che quel Nazareno, Gesù, distruggerà questo luogo e muterà gli usi che Mosè ci ha tramandati. 15 E tutti coloro che sedevano nel Sinedrio, avendo fissati in lui gli occhi, videro la sua faccia simile alla faccia d’un angelo.

 

È sempre un grande onore essere usati da Dio, vedere la Sua gloria manifestarsi attraverso di noi; ci sentiamo più vicini a Lui, sentiamo la Sua presenza intimamente legata alla nostra vita.

Stefano sta avendo l’onore di servirlo e di avere, attraverso la sua vita, la manifestazione più tangibile che un uomo ricerca da sempre: v.8 faceva gran prodigi e segni fra il popolo.

Ma a breve a Stefano sarebbe stato chiesto un onore ancora più grande: testimoniare nella prova, nel centro della battaglia a cui la sua vita sarà portata.

La parola prova di suo è un termine che porta agitazione e, per i cristiani che hanno fatto una reale esperienza, è espressione di momenti difficili e di battaglie.

Ma come abbiamo detto in altre circostanze, la “prova” è parte integrante del cammino e della “missione” di ogni credente.

Oggi vogliamo riflettere su un aspetto: come vivere la prova.

Prima di arrivare all’aspetto che approfondiremo vediamo di osservare cosa ci dice la Sua Parola nel brano che abbiamo letto.

Come è stato già accennato il brano citato inizia con l’affermare che chi stava venendo a contatto con Stefano, non sta incontrando solo un uomo che raccontava, ma che attestava con segni quanto lui testimoniava.

1Ts 1:5 Poiché il nostro Evangelo non vi è stato annunziato soltanto con parole, ma anche con potenza, con lo Spirito Santo e con gran pienezza di convinzione; e infatti voi sapete quel che siamo stati fra voi per amor vostro.

2 Corinzi 2:4 e la mia parola e la mia predicazione non hanno consistito in discorsi persuasivi di sapienza umana, ma in dimostrazione di Spirito e di potenza.

Che reazione ha chi ascolta e vede Stefano?

Davanti alla manifestazione di Dio ci dovremmo aspettare che i cuori si pieghino, che si arrendano all’amore di Dio…. Ma la Sua Parola ci dice qualcosa di diverso.

Al v.9 disputano con lui e anche lì v.10 la Sua Parola ci dice che non potevano resistere alla sapienza e allo Spirito con cui egli parlava.

Molti induriscono il cuore, intensificano il loro combattimento nei confronti di Stefano arrivando a dichiarare il falso.

Afferrano Stefano (possiamo dire che lo sequestrano) e lo portano davanti al Sinedrio.

E qui come avvenne per il Maestro (Matteo 26:59-61), i loro cuori che non comprendono le promesse della legge, non riescono a comprendere che davanti ai loro occhi si stanno adempiendo le promesse di Dio.

Ora arriviamo al centro del nostro messaggio; abbiamo visto Stefano, un cristiano, un figlio di Dio, un uomo rinato e trasformato, che sta lì, la Parola di Dio ci dice cosa c’è nel suo cuore, ci descrive i sentimenti sta provando verso coloro che gli hanno mosso guerra, che lo hanno sequestrato, che gli attribuiscono affermazioni false, e che non comprendono quanto scritto nella legge.

Lui è lì che “subisce” l’aggressione di molti, apparentemente solo, ma spiritualmente Dio è accanto a lui.

In un attimo tutti quelli che sono nel Sinedrio volgono il loro sguardo su Stefano, e lì si eleva una testimonianza gloriosa, lì Dio manifesta, nella debolezza fisica, la Sua gloria, attesta come Stefano non è solo: “videro la sua faccia simile alla faccia d’un angelo”.

Non siamo chiamati a una vita di comodità, la nostra relazione con Dio non è una vera relazione se non Gli permettiamo di usarci, la nostra fede non può essere solo nell’esaudimento delle nostre preghiere e volontà, ma passa attraverso la prova che Dio permette; in essa non saremo mai soli, come con Stefano Egli sarà con noi.

Stefano risponde alla domanda del sommo sacerdote (Atti 7:1) che gli chiede se le cose stanno così “prendendo per mano” i presenti e, con la Parola di Dio, li accompagna fino alla venuta del “Giusto” (Atti 7:52).

Stefano sta sperimentando quanto detto dal nostro Maestro:

Matteo 5:11,12

11 Beati voi, quando v’oltraggeranno e vi perseguiteranno e, mentendo, diranno contro di voi ogni sorta di male per cagione mia. 12 Rallegratevi e giubilate, perché il vostro premio è grande ne’ cieli; poiché così hanno perseguitato i profeti che sono stati prima di voi.

Cari in Cristo è un onore essere nella prova per Lui, Dio ci sta usando per manifestare la Sua gloria attraverso la nostra vita, ci ha elevati affinché nella difficoltà altri possano vedere il Suo splendore.

Siamo chiamati a testimoniare di Lui con la nostra vita; cosa vedono gli altri in noi quando attraversiamo le difficoltà?

Se in noi ci sono gli stessi sentimenti che hanno quanti non hanno fatto una vera esperienza con Cristo dobbiamo con urgenza fermarci e ripristinare la nostra relazione con Dio.

Che testimonianza gloriosa possiamo lasciare nel momento dell’avversità, possiamo, come fece Stefano portare la Sua Pace, la tranquillità che procede dal trono di Dio, nella profonda consapevolezza che Lui è con noi.

Possiamo portare la speranza, perché sappiamo che tutto è sotto il Suo controllo e che, se rientra nella Sua volontà, in un attimo tutto può cambiare.

 

Atti 16:25

Or sulla mezzanotte Paolo e Sila, pregando, cantavano inni a Dio; e i carcerati li ascoltavano. 26 Ad un tratto si fece un gran terremoto, talché la prigione fu scossa dalle fondamenta; e in quell’istante tutte le porte si apersero, e i legami di tutti si sciolsero.

Nessuno scappa 28 Ma Paolo gridò ad alta voce: Non ti far male alcuno, perché siam tutti qui.

Conosciamo la storia: cuori si arrendono a Dio.

Paolo e Sila fanno la differenza, manifestano con la loro vita cosa vuol dire affrontare la prova con Lui, guardandola attraverso i Suoi occhi; questa differenza non può passare inosservata, loro a “differenza” dei carcerati che sono lì, non si lamentano, ma pregano e lodano Dio.

Non importa in quale prova ci possiamo trovare, non importa quanto grande essa possa essere, la nostra attenzione non deve essere su ciò che stiamo vivendo ma dobbiamo ricordarci sempre che Dio è con noi e se ha permesso che la nostra vita debba passare da quella strada c’è un motivo; a noi sta solo di affrontarla testimoniando di Lui.

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