NON VOLERE ASCOLTARE LA VOCE DI DIO
(Parte 2-6)
Matteo 11:16-19
16 Ma a chi paragonerò questa generazione? È simile ai bambini seduti nelle piazze che gridano ai loro compagni e dicono: 17 “Vi abbiamo suonato il flauto e non avete ballato; abbiamo cantato dei lamenti e non avete pianto”. 18 Difatti è venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e dicono: “Ha un demonio!” 19 È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: “Ecco un mangione e un beone, un amico dei pubblicani e dei peccatori!” Ma la sapienza è stata giustificata dalle sue opere».
I tempi in cui il nostro Maestro era su questa terra non sono molto diversi da quelli in cui viviamo oggi, e la Sua chiesa si sta comportando in maniera molto simile al popolo israelita.
Nei versi che abbiamo letto Gesù, attraverso una parabola racconta che dei ragazzi chiamano i loro compagni, usando un simbolismo particolare, in quanto era comune nel popolo ebraico usare la musica e gli strumenti sia in momenti di festa, che in momenti di dolore.
E questo quello che oggi la Sua Chiesa sta vivendo.
Stiamo vedendo come Dio, in molti modi e con diversi strumenti, parla al Suo popolo, ma esso rimane nella stessa posizione in cui si trova.
Dio parla con la Sua Parola, attraverso i suoi ministri, con espressioni carismatiche, e in questa profonda e meravigliosa divina pazienza, il Suo popolo resta semplicemente spettatore.
Difatti per quanto Egli sia venuto a noi in modi diversi, noi restiamo impassibili alla Sua voce.
E come possiamo vedere, non siamo molto diversi da quanto abbiamo letto.
Troviamo sempre qualcosa per cui la Sua Parola non debba realizzarsi in noi, così come in quei tempi chi ascoltava trovava “motivazioni” per criticare a propria giustificazione in quanto non ascoltavano né Giovanni (il battista) né Gesù.