JACKIE HILL PERRY: AMAVO LA MIA RAGAZZA, MA DIO MI HA AMATA DI PIÙ

JACKIE HILL PERRY: AMAVO LA MIA RAGAZZA, MA DIO MI HA AMATA DI PIÙ

Immagine: Mary Caroline Russell

Come un’epifania sul salario del mio peccato ha aperto la porta alla Sua luce purificatrice.

Dio sapeva che non avrebbe attirato la mia attenzione in una chiesa. Quindi venne direttamente a casa mia.

Avevo passato una notte insonne. La TV era accesa. Fuori albeggiava. Nella testa un turbinio di pensieri. Improvvisamente come Paolo sulla via di Damasco, ho avuto il pensiero inquietante che il mio peccato avrebbe comportato “la mia morte”.

Ero gay: mi ero dichiarata tale all’età di 17 anni. Questa etichetta descriveva il mio modo di amare, un modo che avevo scoperto prima di sapere come si scrivesse il mio nome. Non capivo bene perché ma le ragazze mi piacevano e ne ero consapevole.

“Non voglio essere etero”, dissi a Dio, pesando ogni singola parola.

Poiché sapevo che mi piacessero le ragazze, ciò che provai quella notte nella mia stanza era una sensazione sgradita e inaspettata.

Avevo sentito più volte di quanto mi importasse che quella che a me sembrava un’espressione d’amore abbastanza naturale era, in effetti, innaturale e completamente abominevole.

Ero cresciuta in una tradizionale chiesa afroamericana. Avevo sentito diverse volte il pastore predicare in maniera appassionata, mentre leggeva da Romani 1 riguardo a Dio che abbandonava le sue creature ai desideri peccaminosi dei loro cuori, il che includeva uomini e donne che “abbandonavano” le relazioni sessuali naturali “preferendo quelle con le persone dello stesso sesso (v. 26,27).

Non ho mai dubitato della verità della Parola di Dio e dopo aver compreso che quelle parole erano rivolte a me, sapevo che era Dio stesso a parlarmi e non il mio subconscio, ma nonostante tutto non ero offesa dall’idea che la mia identità fosse il prodotto del peccato.

Ciò che mi ha turbata di più è stata l’idea che (il mio peccato, il mio tipo di amore) sarebbe stata la mia condanna a morte eterna.

Amavo troppo la mia ragazza, e ammettere il mio peccato significava lasciare la donna che io ritenevo essere l’amore più grande della mia vita.

Agli occhi eterosessuali, il nostro amore era una cosa strana. Per noi era una cosa normale. L’amavo tanto e lei amava me, MA DIO MI AMAVA DI PIÙ.

Tanto che non mi avrebbe lasciata vivere il resto della mia vita con la convinzione che l’amore di una creatura fosse migliore dell’Amore del Creatore.

La mia convinzione era questa: Dio mi chiamava ad essere etero; come se la sua unica intenzione fosse quella di trasformarmi parzialmente.

Ma tutto ciò era lontano dalla verità. Sebbene Dio fosse molto interessato a come vivevo la mia sessualità, era altrettanto interessato alla mia mente e ai suoi combattimenti insieme a tutte le mie azioni e alle conseguenze che queste avrebbero avuto. Egli si preoccupava profondamente di ogni piccolo e apparentemente insignificante aspetto della mia vita.

L’omosessualità avrebbe potuto essere il mio più grande peccato, ma non era il mio unico peccato.

Dio non voleva liberarmi da una forma di schiavitù solo per lasciarmi schiava di altri idoli.

Chiamandomi a sé, desiderava tutto il mio cuore.

La sua intenzione era di volgerlo verso di Lui e trasformarlo come solo lui poteva. Quindi il mio pentimento non poteva riguardare una sola area della mia vita. Quella notte, sapevo che dovevo abbandonare non solo il mio lesbismo, ma che tutto il mio cuore aveva bisogno di Dio.

Lasciar entrare la luce

Mi sono seduta sul mio letto e ho pensato profondamente a tutto ciò che stava accadendo in me.

Sapevo tante cose di Dio, ma ora sembrava che Egli mi stesse invitando a conoscerlo in maniera più intima e personale…

Per amarlo, camminare con Lui, essere in comunione con Lui.

Quel momento quell’epifania che il mio peccato, avrebbe comportato “la mia morte eterna” non riguardava uno sforzo per cercare di essere etero o addirittura di sfuggire all’inferno.

No, si trattava di Dio che si metteva davanti ai miei occhi, in modo da poter finalmente vedere che Egli è tutto ciò che dice di essere.

In 2 Corinzi 4:6 sta scritto: “perché l’Iddio che disse: Splenda la luce fra le tenebre, è quel che risplendé ne’ nostri cuori affinché noi facessimo brillare la luce della conoscenza della gloria di Dio che rifulge nel volto di Gesù Cristo”.

Nell’Ottobre 2008, Dio ha lasciato che la Sua luce risplendesse negli angoli bui della mia vita.

E quando lo fece, vidi in maniera chiara il mio peccato: esso era mortale (Romani 6:23 “poiché il salario del peccato è la morte; ma il dono di Dio è la vita eterna in Cristo Gesù, nostro Signore”).

Sapevo che nelle Scritture esisteva una condanna per il mio modo di vivere (Romani 1: 18–32).

Ma nella stessa Bibbia in cui ho trovato condanna, ho anche trovato la buona notizia che Dio mia ha amato ed è morto per le persone come me per darmi la possibilità, se lo avessi voluto, di vivere per sempre (Giovanni 3:16 “Poiché Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna”).

 

NON AVEVO BISOGNO DI SAPERE MOLTO DI PIÙ.

Subito dopo quella notte cruciale, interruppi la relazione con la mia ragazza. Sapeva quanto la amassi.

Era sia la mia donna che il mio idolo.

Era l’occhio che Gesù diceva di cavare e la mano destra che ordinava di tagliare (Matteo 5: 29–30 “Ora, se l’occhio tuo destro ti fa cadere in peccato, cavalo e gettalo via da te; poiché val meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, e non sia gettato l’intero tuo corpo nella geenna. E se la tua man destra ti fa cadere in peccato, mozzala e gettala via da te; poiché val meglio per te che uno dei tuoi membri perisca, e non vada l’intero tuo corpo nella geenna”).

Sebbene fosse doloroso come l’atto estremo di rimuovere una parte del corpo, era meglio per me perderla che perdere la mia anima.

“Voglio vivere per Dio”, le dissi con voce rotta.

Non avevo idea di cosa sarebbe successo dopo o di come avrei avuto la forza di resistere a tutto ciò per cui una volta vivevo, ma sapevo che se Gesù era stato tanto potente da salvarmi, allora sicuramente non mi avrebbe abbandonato a lottare da sola.

E dopo tutti questi anni, Egli è al mio fianco a combattere per me affinché io resti fedele.

Oggi Jackie è moglie e mamma di due bambini. Si impegna a condividere la luce del Vangelo attraverso la musica e la poesia.

Jackie Hill Perry è una scrittrice, poetessa e artista hip-hop. È autrice di Gay Girl, Good God: The Story of Who I Was, and Who God is Always Been (B&H Books), da cui sono state adattate parti di questo articolo.
Tratto da: christianitytoday.com
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