LA RICERCA DI DIO PER NOI

LA RICERCA DI DIO PER NOI

(Parte 6-8)

Esodo 3:1-12

1 Or Mosè pasceva il gregge di Jethro suo suocero, sacerdote di Madian; e guidando il gregge dietro al deserto, giunse alla montagna di Dio, a Horeb. 2 E l’angelo dell’Eterno gli apparve in una fiamma di fuoco, di mezzo a un pruno. Mosè guardò, ed ecco il pruno era tutto in fiamme, ma non si consumava. 3 E Mosè disse: ‘Ora voglio andar da quella parte a vedere questa grande visione e come mai il pruno non si consuma!’ 4 E L’ETERNO VIDE CH’EGLI S’ERA SCOSTATO PER ANDARE A VEDERE. E Dio lo chiamò di mezzo al pruno, e disse: ‘Mosè! Mosè!’ Ed egli rispose: ‘Eccomi’. 5 E Dio disse: ‘Non t’avvicinar qua; togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai, è suolo sacro’. 6 Poi aggiunse: ‘Io sono l’Iddio di tuo padre, l’Iddio d’Abrahamo, l’Iddio d’Isacco e l’Iddio di Giacobbe’. E Mosè si nascose la faccia, perché avea paura di guardare Iddio. 7 E l’Eterno disse: ‘Ho veduto, ho veduto l’afflizione del mio popolo che è in Egitto, e ho udito il grido che gli strappano i suoi angariatori; perché conosco i suoi affanni; 8 e sono sceso per liberarlo dalla mano degli Egiziani, e per farlo salire da quel paese in un paese buono e spazioso, in un paese ove scorre il latte e il miele, nel luogo dove sono i Cananei, gli Hittei, gli Amorei, i Ferezei, gli Hivvei e i Gebusei. 9 Ed ora, ecco, le grida de’ figliuoli d’Israele son giunte a me, ed ho anche veduto l’oppressione che gli Egiziani fanno loro soffrire. 10 Or dunque vieni, e io ti manderò a Faraone perché tu faccia uscire il mio popolo, i figliuoli d’Israele, dall’Egitto’. 11 E Mosè disse a Dio: ‘Chi son io per andare da Faraone e per trarre i figliuoli d’Israele dall’Egitto?’ 12 E Dio disse: ‘Va’, perché io sarò teco; e questo sarà per te il segno che son io che t’ho mandato: quando avrai tratto il popolo dall’Egitto, voi servirete Iddio su questo monte’.

Dio è SEMPRE alla ricerca dell’uomo, il Suo amore per noi lo porta a una constante attenzione, la Sua condizione di Padre sa quanto sia VITALE che la nostra vita sia sempre con Lui.

Dio sta cercando Mosè, Lui ancora non ne ha consapevolezza, ma Dio è già all’opera e, in quella che per Mosè sembra essere una giornata come altre, Lui ha deciso di rivelare il Suo piano, in primis di farsi conoscere come DIO DI ISRAELE, di mostrargli il Suo amore e la Sua Onnipotenza.

Questa giornata che stiamo affrontando probabilmente ai nostri occhi è simile a tante altre … ma solo ai nostri occhi, perché Dio oggi ci sta chiamando a….

Mosè era impegnato a pascere il gregge di suo suocero e giunge al monte di Dio, il monte Horeb (v.1); sul quel monte Mosè farà molte esperienze (Es. 17:6 Ecco, io starò là dinanzi a te, sulla roccia ch’è in Horeb; tu percoterai la roccia, e ne scaturirà dell’acqua, ed il popolo berrà’. Mosè fece così in presenza degli anziani d’Israele.).

Lui non sa che lì, in quel luogo, ha un appuntamento, molto probabilmente il più importante della sua vita, lì lo sta aspettando il Signore.

Mosè sta per sperimentare “l’attrazione di Dio”, sta per sperimentare la Sua chiamata.

  • Un pruno che comincia ad ardere cattura l’attenzione di Mosè. Dio ci sta chiamando, sta ricercando cuori che non lo hanno conosciuto, ma anche noi che con troppa facilità, ci rilassiamo e lasciamo che la nostra vita spirituale si indebolisca divenendo distratti, e ciò ci porta a una lenta ma costante separazione dalla Sua intimità.
  • Mosè comprende che quello non è un semplice arbusto che brucia, perché le fiamme non lo consumano; a Dio non basta la sola attenzione di Mosè, Egli lo sta invitando ad avvicinarsi. Cosa desidera un cuore che ama se no stare con lui, donare tutto quello che di buono si possiede, e questo è ciò che Dio desidera per Mosè e per noi oggi.
  • DIO SA, CONOSCE, noi no, e così anche Mosè, Lui ancora pensa che davanti ai suoi occhi vi sia solo un pruno che brucia, “bizzarro che non si consumi”, ma sempre un arbusto è….
  • DIO VEDE, vede Mosè avvicinarsi al pruno, con il Suo sguardo paterno, perfetto, pieno d’amore, sguardo che protegge, e chiama Mosè; quando Dio ci chiama È NECESSARIO avere la volontà di ASCOLTARE.

Qui la Sua Parola ci dice che Dio chiama Mosè due volte: non è un riporto casuale, ma descrive che quando Dio ci parla lo fa in modo perfetto, mettendoci nella condizione di poterLo udire SICURAMENTE, e se non udiamo, non comprendiamo è solo per una nostra LIBERA SCELTA.

Mosè sente la voce del Signore e risponde: “ECCOMI”.

Come ci relazioniamo con la Sua voce, la posizione della nostra vita è come quella di Mosè che risponde SIGNORE ECCOMI, o nell’ascolto resta “dentro il cerchio” dei propri pensieri e punti di vista e della propria volontà?

Quando Dio vede un cuore che risponde sinceramente ECCOMI, Egli instaura IMMEDIATAMENTE una relazione spirituale che porta luce nella nostra vita.

In questa meravigliosa relazione, il centro è sempre il Suo amore per noi, non c’è nulla di più importante per Dio che tenerci stretti a Lui, e per far sì che questo “abbraccio”, questo vivere SEMPRE legati a Lui, che anche oggi come disse a Mosè Lui ci “grida”:

5 “Non t’avvicinar qua; togliti i calzari dai piedi, perché il luogo sul quale stai, è suolo sacro”.

I “CALZARI”

In un’operazione investigativa, la prima cosa che si fa è analizzare le suole delle scarpe in quanto raccontano tantissimo di dove si è stati.

I calzari ci dicono tutte le strade che noi percorriamo e sotto di essi si raccoglie tutta la “sporcizia” di questo mondo, le sue seduzioni, attrazioni, il nostro io che ricerca il suo personale appagamento e tutta questa “sporcizia” è un IMPEDIMENTO per entrare, vivere la presenza meravigliosa di Dio.

Nota storica: i calzari portavano impurità, si usava togliere i sandali quando si entrava a casa per una cerimonia, e nei paramenti dei sacerdoti i calzari non vengono citati, e per tanto si pensa che nel santuario svolgessero le funzioni a piedi nudi.

 

Il v.5 è un’espressione profonda del Suo amore per noi, e della Sua attenzione, del desiderio di chi ama, di chi conosce, di chi sa PERFETTAMENTE che tutto quello che abbiamo “raccolto sotto i nostri calzari” ci sta impedendo di accedere pienamente al cospetto di Dio e alla benedizione che ci vuole donare.

I calzari dunque non sono solo impurità ma sono anche SEPARAZIONE, finché li indossiamo ci impediranno di avere un reale contatto con Dio.

Io non so se hai mai provato a toglierti le scarpe sulla sabbia del mare o in mezzo alla natura e lasciare che i piedi vengano a diretto contatto con quel suolo; la sensazione che si prova è incredibile, realizzi quei luoghi in modo completamente diverso, non sono più soltanto vissuti dal nostro sguardo, ma in quel contatto diretto senti la natura “scorrerti dentro”, quanto amore e quanta benedizione c’è nell’ affermazione “togliti i calzari dai piedi”.

Ti chiedo permettere alla Sua Parola di portarti ad una seconda riflessione, Mosè è un uomo che non ama l’ingiustizia (Es. 2:11-14; 16-19) si espone, agisce in prima persona ma tutto questo non lo fa essere puro, non gli dà accesso alla presenza di Dio.

I commenti sono chiusi.
Se sei interessato ad un articolo controlla che non ci sia il PDF a fine pagina, se no contattaci. Lo Staff Grazie