NOI ANDREMO IN PARADISO

NOI ANDREMO IN PARADISO

Yona Kanamuzeyi rimase sorpreso e non era sicuro di volere il lavoro. Dopo due anni passati nel Burundi a studiare presso il college teologico, egli aveva sperato di ritornare alla congregazione che aveva pasturato in precedenza nel Ruanda del Nord.

Ora invece la chiesa gli aveva chiesto di andare a lavorare tra i profughi nel sud del Ruanda.

La guerra nel Ruanda tra le tribù dei Tutsi e degli Hutu aveva lasciato molte persone senza casa.

Nel 1960 il governo cominciò a sistemare un certo numero di quelle persone nel distretto di Bugesera. Poche persone vivevano in quella zona a motivo dei fiumi che erano infestati da coccodrilli e della terra che era paludosa.

Yona sapeva che lavorare in quel posto non sarebbe stato facile, ma egli sapeva anche che Dio lo stava guidando a compierlo.

Yona aveva forza e pazienza e una intima comunione con Dio. Le sue idee pratiche e la sua abilità organizzativa facevano di lui la persona ideale per il suo nuovo lavoro a Maranyunda.

Uno dei suoi incarichi era quello di ricevere le provviste che arrivavano per i profughi: latte in polvere, medicine, quanto serve per un letto, abiti. Egli doveva provvedere a usare i doni in denaro per comprare cibo, semenze, e dei giovani alberi di banana e caffè da piantare. Pareva che non ce ne fosse mai abbastanza, e alcuni tentarono in maniera disonesta di ottenere più della loro parte. Egli aveva bisogno della sapienza di Salomone e della mente di un investigatore.

La prima volta che Yona incontrò i profughi Cristiani, essi si riunirono sotto un grosso albero per proteggersi dal sole.

Per incoraggiarli Yona lesse nella Bibbia come il Signore era il loro rifugio e la loro ombra. Egli disse loro come essi erano simili ad alberi forti vicino al nutriente corso d’acqua.

Secondo il salmo 1, questi alberi rimangono saldi durante la tempesta e la siccità. Poi egli insegnò loro a cantare il coro, “Proprio come un albero piantato presso le acque, io non sarò smosso”.

Come fu contento Yona quando poté avere una casa! Sua moglie Mary e i loro figli poterono andare a vivere con lui. Gli altri non potevano capire la maniera in cui Yona e Mary si amavano; egli non la trattava come una schiava! Le donne domandavano a Mary: “Ti picchia o ti maledice mai?” ‘No, rispondeva Mary, “Invece, alcune volte egli chiede il mio perdono, e io chiedo il suo. E Gesù ci perdona. Poi noi preghiamo”.

Attorno al 1961 alcuni profughi Tutsi, che erano fuggiti nelle nazioni vicine, cominciarono ad usare tattiche terroristiche. Essi speravano di rovesciare il governo Ruandese e di riportare il loro re.

Quei terroristi erano chiamati “Inyenzi” o “scarafaggi”. Siccome la situazione peggiorava, qualsiasi Tutsi poteva essere sospettato di essere Inyenzi.

Nonostante la distruzione e il combattimento fossero comuni in molti luoghi, la gente nel distretto di Bugesera continuò a vivere in pace. Ma verso la fine del 1963 si sparsero dappertutto delle voci secondo cui gli Inyenzi stavano per invadere il Ruanda. In effetti gli Inyenzi tentarono due volte di invadere il Ruanda dalla parte del Burundi, ma l’esercito Ruandese li respinse.

 

Da quel tempo in poi, l’esercito cominciò ad arrestare chiunque fosse sospettato di avere dei collegamenti con gli Inyenzi. Alcuni degli arrestati furono uccisi. Molti delle centinaia di persone che furono messe in prigione morirono a motivo delle condizioni prodotte dal sovraffollamento delle carceri.

Yona continuò il suo lavoro. Una volta egli ignorò il coprifuoco per trovare e seppellire il corpo di un collaboratore della chiesa a cui avevano sparato mentre si trovava in strada. Egli incoraggiava i Cristiani che si riunivano per pregare in casa sua nonostante il coprifuoco.

Nel Gennaio del 1964 un amico venne da Yona e gli disse, “Tu morirai”.

Yona gli domandò: “Perché dici questo?”

“Per due ragioni: per la tua fede nella Parola di Dio e per la maniera in cui tu ami tutti”.

Yona disse: “La Parola di Dio e l’amore di Dio sono due cose senza cui non posso vivere”.

Egli raccontò a Mary tutto ciò, ed essi pregarono assieme. “Dio, tu mi hai chiamato e mandato qua’ disse Yona, ‘Tu mi conosci, e sai quanti giorni ho già vissuto e i giorni che mi rimangono. Se tu vuoi chiamarmi a casa, io sono pronto”.

Giovedì mattina, 23 Gennaio, durante il culto di famiglia Yona lesse i versetti 3 e 4 del Salmo 27: “Quand’anche un esercito si accampasse contro a me, il mio cuore non avrebbe paura; quand’anche la guerra si levasse contro a me, anche allora sarei fiducioso. Una cosa ho chiesto all’Eterno, e quella ricerco: ch’io dimori nella casa dell’Eterno tutti i giorni della mia vita, per mirare la bellezza dell’Eterno e meditare nel suo tempio”.

Alle 7 e 30 di quella sera una jeep si fermò davanti alla casa di Yona. Sei soldati entrarono in casa, circondarono Yona, e dissero: “Noi vogliamo interrogarti” Yona e Mary sapevano che quando i soldati avevano preso qualcuno di notte egli non era stato più visto.

Mentre Yona lasciava casa, suo figlio Wesley che aveva otto anni disse: “Farai in fretta Papà, vero?” “Sì, farò in fretta” disse Yona.

Altri due prigionieri furono portati via nella jeep.

I soldati andarono verso nord fino a che traversarono il ponte che è sul Fiume Nyaborongo. Allora essi fecero uscire i prigionieri dalla jeep e ammucchiarono tutti i loro beni. Prima che Yona mettesse giù il suo diario, scrisse in esso: “Noi andremo in paradiso”.

Poi annotò la somma di denaro della Chiesa che lui aveva a casa. Posò il suo diario, la sua chiave, e pochi franchi sul mucchio e chiese ai soldati che quelle cose fossero date a sua moglie. “Farai bene a pregare invece” gli disse un soldato.

Yona pregò: “Signore, tu sai che io non ho fatto niente contro il governo. Ti prego che tu aiuti queste persone che non sanno quello che stanno facendo”.

Mentre le mani dei tre prigionieri erano legate dietro le loro schiene, essi cantarono assieme: “C’è una patria beata lontano, lontano”

Poi i soldati portarono via Yona, lasciando gli altri due prigionieri dietro. Mentre Yona camminava egli cantò:

C’è una patria che è più bella del giorno

E per fede noi possiamo vederla da lontano

Dove il Padre aspetta all’entrata

Per preparaci una dimora in quel luogo

Condussero Yona al ponte, gli spararono, e gettarono il suo corpo dentro il fiume.

I soldati erano sbalorditi e sapevano a mala pena che cosa fare dopo. Non avevano mai visto nessuno morire cantando.

Essi rilasciarono gli altri due uomini e li minacciarono di non dire niente a nessuno. Uno di loro Andrew in seguito condivise questa testimonianza degli ultimi momenti di Yona.

 

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