SIRIA: FAMIGLIE CRISTIANE DIVISE DALLA GUERRA

SIRIA: FAMIGLIE CRISTIANE DIVISE DALLA GUERRA

NELLA FOTO: paesaggio siriano

Mentre la Siria sembra compiere passi verso la normalizzazione diplomatica con gli Stati Uniti, le comunità cristiane nel sud del Paese continuano a vivere sotto la minaccia della violenza.

La recente visita storica del presidente siriano Ahmed al-Sharaa, un tempo additato come “terrorista”, alla Casa Bianca, non cancella le ferite aperte di chi, come Rama*, ha dovuto abbandonare la propria casa per sopravvivere.

In seguito alle violenze scoppiate lo scorso luglio nella regione di Suwayda, nel sud della Siria, molte famiglie cristiane sono state infatti costrette a separarsi per sopravvivere: i padri sono rimasti per sorvegliare e proteggere le abitazioni mentre mogli e figli sono andati in cerca di un rifugio sicuro. È il caso di Rama, una madre cristiana che ha trovato riparo a Damasco insieme ai suoi due figli, lasciando il marito nella loro città natale.

Rama ha vissuto settimane di terrore. “[Uomini armati] sono arrivati da ovest a Suwayda, eravamo terrorizzati. (…)

Hanno iniziato a uccidere tutti” racconta con voce tremante durante una sessione di supporto psicologico presso il centro di consulenza aperto da poco dai partner locali a Damasco della Missione Porte Aperte. Chi fossero quegli uomini non lo sa, ma ciò che hanno vissuto è stato devastante. 

Tutto è iniziato il 13 luglio scorso con una rapina ai danni di un mercante druso (minoranza etno-religiosa che si concentra principalmente in Libano, Siria e Israele) sulla strada che collega Suwayda a Damasco. La risposta è stata immediata: rapimenti, scontri armati tra gruppi drusi e beduini, e un intervento governativo che ha peggiorato la situazione. Si parla di centinaia, forse migliaia di morti.

Le violenze hanno coinvolto tutti: i cristiani sono infatti finiti sotto il fuoco incrociato dei due gruppi. Diverse chiese e almeno 30 abitazioni cristiane sono state danneggiate.  

Rama e la sua famiglia hanno vissuto in una chiesa insieme ad altre 400 persone, tra cui anche Drusi ed Alawiti. Le condizioni di vita erano difficili per tutti: a causa della scarsità di cibo potevano mangiare solo una volta al giorno, l’acqua scarseggiava e tutti erano costretti a dormire sulle sedie della chiesa (QUI UN VIDEO pubblicato dalla Missione Porte Aperte in quei giorni).  

“Abbiamo sempre vissuto in pace. Per strada non era possibile distinguere un druso da un cristiano” racconta Rama.

Ma dopo l’attacco tutto è cambiato. “Quando sono iniziate le violenze volevo fuggire con i miei figli, ma l’area era circondata. Sentivamo storie di attacchi contro donne e ragazze. Mio marito mi ha detto: ‘Proteggi i bambini e vai’. Dopo 26 giorni, grazie a un corridoio umanitario, siamo riusciti a partire”, ma senza di lui. Rama oggi vive a Damasco con i figli, mentre il marito è rimasto a Suwayda. Riceve supporto psicologico costante e cerca di ricostruire la sua vita.  

Non si sa quanti cristiani abbiano lasciato Suwayda in questi mesi, ma si parla di centinaia di sfollati.

La situazione è ancora instabile e fuori dal controllo del governo, la strada tra Damasco e Suwayda è pericolosa con sparatorie, rapine e attacchi continui. Solo la settimana scorsa, un autobus è stato assaltato: il conto è di due morti e undici feriti. 

La Siria si trova alla posizione 18 nella World Watch List 2025 di Porte Aperte.

I cristiani siriani hanno bisogno di sostegno in preghiera e di sapere di non essere dimenticati. 

*pseudonimo


Porte Aperte Italia

Nelle zone colpite dalla violenza dell’estremismo islamico, come per esempio la Siria, l’Iraq, l’Afghanistan e l’Africa subsahariana, la devastazione è massiva. Coloro che fuggono non hanno più nulla e si trovano a vivere spesso in rifugi di fortuna.

Per i cristiani, rientrare in queste zone è un viaggio a ritroso senza speranza, per trovare le proprie case, proprietà, negozi, chiese, totalmente distrutti.

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