I MIEI SOGNI SI ERANO AVVERATI. MA GLI ATTACCHI DI PANICO SONO RIMASTI

I MIEI SOGNI SI ERANO AVVERATI. MA GLI ATTACCHI DI PANICO SONO RIMASTI

Cercando di mettermi comodo, spostai la testa sul duro tavolo: “Com’è il volume?” chiese una voce attraverso gli auricolari. Ho fatto un segnale di consenso al tecnico dall’altra parte della parete di vetro.

Presi un profondo respiro e strinsi il telecomando con il pulsante di uscita di emergenza mentre il lettino si ritraeva nello stretto tubo della risonanza magnetica.

Speravo che le dosi multiple di farmaci per l’ansia che avevo assunto mi aiutassero a combattere un eventuale attacco di panico per la successiva mezz’ora.

Sette anni prima, nel 2008, mi ero diplomato al liceo e avevo lasciato casa per andare al college. A quel tempo mi consideravo cristiano.

Mi sono battezzato a 14 anni e ho frequentato la chiesa durante le scuole superiori, ma la mia fede era nominale e insufficiente per resistere alla tempesta che stava per travolgermi.

Al college, ho iniziato a vivere secondo un’etica sempre più egocentrica.

Qualunque cosa stessi facendo, feste, lezioni, lavoro, volevo viverla al meglio.

Volevo essere la persona più interessante, più importante e di maggior successo al mondo.

Ma più la mia vita diventava egocentrica, più avevo un’alta considerazione di me stesso e più aderivo alle argomentazioni intellettuali contro l’esistenza di Dio.

Quando avevo vent’anni ero un convinto ateo. Pensavo di sapere che Dio non esisteva e pensavo di conoscere tutti gli errori del cristianesimo. Ad un certo punto prendevo persino in giro i cristiani.

Mentre perseguivo la glorificazione personale, la mia salute cominciò a peggiorare.

Ho avuto il mio primo attacco di panico a 19 anni. Era diverso da qualsiasi cosa avessi mai sopportato. Il mio cuore batteva forte, il mio viso bruciava, il mio sangue scorreva gelido e l’interno del mio corpo cercava di squarciarmi la pelle.

È difficile descrivere quanto mi sentissi disperato, sopraffatto e irrazionale durante gli attacchi di panico.

Ne ricordo uno che arrivò mentre mi trovavo all’interno di un minivan che sfrecciava lungo l’autostrada. In quel momento ho pensato che sarebbe stato più sicuro lanciarmi dal veicolo in movimento.

Man mano che i miei attacchi di panico diventavano più frequenti e meno prevedibili, un’ansia sempre presente si impadroniva della mia vita e la mia salute fisica peggiorava ulteriormente.

La gola era gonfia al punto che avevo paura di respirare. Le mie mani, i miei piedi e il mio viso alternavano formicolio, bruciore e intorpidimento. I muscoli iniziarono a contrarsi involontariamente.

Le mie gambe pulsavano così forte mentre cercavo di dormire che camminavo sul tapis roulant del mio appartamento nel cuore della notte sperando di alleviare il fastidio.

Il mio testosterone è crollato, i miei linfonodi erano gonfi in maniera allarmante e mi è persino venuto il fuoco di Sant’Antonio.

Durante il mio ultimo semestre di giurisprudenza nel 2015, ero terrorizzato, alla disperata ricerca di sollievo e risposte, rimbalzando da un medico all’altro e auto-medicandomi per sopravvivere. Quando finalmente ho effettuato la risonanza magnetica, l’imaging è risultato pulito; mi ero sottoposto a un altro test inconcludente che ha soltanto lasciato i medici perplessi.

Quel maggio mi laureai e cominciai a studiare per l’esame di abilitazione. Mi sono preso un’estate libera dal lavoro e ho adottato un rigido programma di studio, esercizio fisico e sonno.

Grazie a questo stile di vita disciplinato ho trovato un po’ di sollievo, ma solo temporaneamente. Durante i tre mesi di attesa per i risultati del mio esame, l’ansia ha ripreso il controllo.

Ho riposto la mia speranza di guarigione in due cose: superare l’esame di abilitazione e chiedere alla mia ragazza Hannah, di sposarmi.

Pochi mesi dopo, nel giro di otto giorni, entrambe le cose andarono come previsto.

Ero emozionato ma anche profondamente preoccupato.

La mia ansia non era migliorata e si era insinuata una nuova paura: i due sogni che guidavano la mia vita si erano realizzati, e se quelli non avevano portato la pace, allora cosa avrebbe potuto farlo? Ho iniziato a disperare di non essere in grado di realizzarmi.

Poi è successo qualcosa di strano.

Prima di sposarci, Hannah e io vivevamo in centro, a San Antonio e spesso, mentre curiosavamo nei ristoranti, nelle caffetterie e in un mercato agricolo nelle vicinanze, passavamo davanti a un piccolo edificio con un’insegna: “Pearl Street Church”.

Ogni domenica, persone sorridenti si mettevano in fila fuori, coprendo il marciapiede e riversandosi sulle piste ciclabili in strada.

Un giorno suggerii ad Hannah di fare visita a quella chiesa.

Non avevo intenzione di credere in nulla. Intuivo anche che Hannah volesse andare in chiesa e, se fossi andato con lei, avrei rafforzato la mia rispettabilità come futuro marito.

Siamo andati in chiesa per la prima volta al culto delle 18:00 tra la fine del 2015 e l’inizio del 2016.

Quando siamo entrati nell’edificio, ci siamo avviati verso la sezione meno affollata, ma non potevo nascondermi.

Numerose persone si sono avvicinate e ci hanno salutato nei minuti precedenti la funzione, e il pastore responsabile ci ha accolto con un sorriso entusiasta.

Quando è salito sul pulpito per predicare, ero scettico, cauto e pronto a distruggere il suo sermone nella mia mente. Ma mi ha scioccato.

Il suo messaggio era incentrato su Genesi 22, quando Dio disse ad Abramo di sacrificare il suo unico figlio.

Questa è una delle storie bibliche che citerei da ateo per sfatare la fede e ridicolizzare i cristiani. “Perché un Dio apparentemente amorevole dovrebbe chiedere a qualcuno di uccidere suo figlio per metterlo alla prova?”.

Ma quella sera, mentre il pastore parlava, i miei occhi si aprirono.

L’istruzione data da Dio ad Abramo non fu una prova inutile o sadica; prefigurava profeticamente l’opera di Gesù.

Era il modo in cui Dio mostrava il prezzo inestimabilmente alto che avrebbe pagato per la nostra salvezza.

E alla fine, Dio non chiese ad Abramo di pagare quel prezzo ma scelse invece di pagarlo lui stesso.

Uscendo dalla chiesa quella sera, sapevo che i miei argomenti intellettuali contro Dio e la Bibbia non erano così ferrei come avevo immaginato.

Ero ancora ateo ma al contempo molto scettico.

Il vangelo predicato dal pastore non era la religione di paglia che ero abituato ad attaccare. Era qualcos’altro, qualcosa che non capivo, qualcosa che lasciava in me un’ineffabile impressione di verità. Avevo bisogno di saperne di più.

Nei mesi successivi lessi il Nuovo Testamento e diversi libri di apologetica, e Hannah e io partecipavamo alla stessa funzione religiosa ogni domenica.

Nel frattempo, l’ansia continuava a tormentarmi e sentivo che mi stavo avvicinando a un punto di rottura.

Quel punto è arrivato nell’aprile del 2016, circa quattro mesi dopo che avevamo iniziato a frequentare la chiesa.

Erano le 2:00 di notte e stavo passando un’altra notte insonne. Mi sono alzato dal letto e ho steso il tappetino da yoga sul pavimento del soggiorno.

Ho provato ad alleviare il ronzio e le contrazioni delle gambe, ma non ci sono stati miglioramenti. Dopo diversi minuti mi sono arreso e sono caduto a faccia in giù sul tappetino.

Ero fisicamente, mentalmente ed emotivamente esausto.

Ero stanco di provare e di non riuscire a portare il peso opprimente delle mie stesse aspettative.

Ero stanco di tutti quei disturbi fisici e di quella fredda ondata di ansia.

Ero stanco della paura e, soprattutto, stanco di essere stanco. In quel momento, a faccia in giù sul mio tappetino da yoga nel cuore della notte, ero prostrato in ogni senso della parola.

Poi, per la prima volta dopo anni, ho pregato. Ho pregato con le uniche parole che mi venivano in mente: “Sia fatta la tua volontà”.

Ho pregato con queste parole ancora e ancora finché non ho trovato l’energia per pregare in modo più dettagliato.

Ho anche pregato che se Dio avesse voluto che io morissi, allora fosse fatta la sua volontà.

Tutto è cambiato quella notte. In Filippesi 4:6,7 sta scritto:

Il Signore è vicino. Non siate con ansietà solleciti di cosa alcuna; ma in ogni cosa siano le vostre richieste rese note a Dio in preghiera e supplicazione con azioni di grazie. E la pace di Dio che sopravanza ogni intelligenza, guarderà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù.

La pace di Dio ha cambiato la mia vita.

Mi ha dato potere sull’ansia e sulla paura, e il mio corpo ha cominciato a guarire mentre la gioia e la speranza hanno sostituito la depressione e la disperazione. Tre anni dopo, a 55 anni, a mio padre fu diagnosticato un cancro all’esofago.

Se fosse successo quando ero ateo, mi avrebbe distrutto. Ma ero armato della pace di Dio e Dio stesso mi ha fornito il coraggio di cui avevo bisogno per sostenere mio padre e incoraggiarlo con la Buona Novella.

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