10 COSE DA SAPERE SULLA VIOLENZA IN NIGERIA
NELLA FOTO: cristiani all’uscita di una chiesa a Bauchi, Nigeria
Nelle ultime settimane, ciò che sta accadendo ai cristiani in Nigeria ha popolato i social network, con numerosi post che parlano del tema. In mezzo al tanto rumore e alla disinformazione una verità c’è: la Nigeria è il luogo più violento al mondo per chi decide di seguire Gesù.
Ecco 10 cose da sapere sulla violenza in Nigeria:
- I cristiani sono sotto attacco
Diversi gruppi militanti islamici, come Boko Haram o ISWAP, hanno costruito una forte presenza sul territorio nigeriano.
- La violenza è regionale
La maggior parte degli episodi violenti si verifica nelle regioni settentrionali del paese, anche se l’estremismo ha iniziato a diffondersi anche in alcuni stati meridionali a maggioranza cristiana.
- Si tratta di un conflitto religioso, ma non è solo di natura religiosa
Sono in gioco diversi fattori intrecciati tra loro: da un lato la volontà degli estremisti di ottenere il governo del paese, dall’altro la povertà che rende la popolazione più vulnerabile alla radicalizzazione. Inoltre, la scarsità di risorse causata dai cambiamenti climatici, aggrava la situazione dei pastori nomadi musulmani Fulani, portandoli a spingersi verso sud dove si trovano le terre fertili degli agricoltori cristiani.
- Sì, i cristiani sono presi di mira
Secondo l’Osservatorio per la Libertà Religiosa, gli effetti dell’estremismo di Boko Haram e ISWAP sono chiari: sempre più cristiani vengono uccisi dagli estremisti rispetto al resto della popolazione. Se sei cristiano, infatti, hai 6.5 probabilità in più di perdere la vita.
- Non accade solo in Nigeria
La violenza dell’estremismo islamico si sta diffondendo in molte altre nazioni dell’Africa subsahariana come Sudan, Eritrea, Niger, Burkina Faso, Repubblica Democratica del Congo e Mozambico.
- Dobbiamo ascoltare chi viene preso di mira
È fondamentale dare voce a chi è più vicino alla violenza, a chi ne conosce la brutalità, ai cristiani africani. Non limitiamoci a discutere di numeri e statistiche osservando da lontano.
- Dobbiamo smettere di dibattere e decidere di parlare
In mezzo ai tanti dibattiti che cercano di chiarire se quello africano sia o meno un genocidio di cristiani, dobbiamo ricordare che sono milioni le persone sfollate, E CHE LO SONO ORA. Che sono migliaia le persone uccise, E CHE LO SONO ORA. Rompiamo il silenzio per portare guarigione. Facciamolo ora, non attendiamo oltre.
- I media non hanno sempre raccontato correttamente la situazione
La violenza contro i cristiani nigeriani sembra finalmente ottenere una certa attenzione dai media nazionali e internazionali. Tuttavia, molti giornalisti sono stati frettolosi nell’avvalorare le affermazioni governative secondo cui, la crescita esponenziale della violenza, non sarebbe di natura religiosa.
- Le persone stanno perdendo fiducia nel fatto che il governo agirà davvero
Il governo ha arrestato e perseguito alcuni membri di Boko Haram e ISWAP; tuttavia, lo stesso vigore è meno evidente nei confronti dei militanti Fulani, altrettanto violenti.
- Tu puoi fare la differenza
È tempo di rompere il silenzio sul massacro che sta avvenendo in Nigeria: unisciti alla campagna lanciata dalla Missione Porte Aperte e firma la petizione Arise Africa, per chiedere sicurezza e giustizia per i cristiani perseguitati in tutta l’Africa subsahariana.
La Nigeria si trova al 7° posto della World Watch List 2025. Chiediamo di continuare a pregare per questo paese, per il suo governo e per i cristiani che lo popolano.
FIRMA LA PETIZIONE E AGGIUNGI LA TUA VOCE!

In molti paesi le autorità incarcerano i cristiani per spingere loro e le loro famiglie ad abbandonare la fede.
16.2 milioni di cristiani in Africa subsahariana sono sfollati a motivo della violenza e dei conflitti.
Il nostro appello alla Chiesa sparsa per il mondo è che si unisca a noi nel denunciare con voce piena quanto stia accadendo ai cristiani di quella parte del pianeta: La Chiesa in Africa subsahariana è in pericolo!
Chiediamo alla comunità internazionale di garantire che i cristiani, come chiunque viva una condizione di vulnerabilità in Africa subsahariana, vengano trattati con dignità e rispetto.