PORTE APERTE “SIRIA: OSPEDALI PIENI E MANCANZA DI OSSIGENO”

PORTE APERTE “SIRIA: OSPEDALI PIENI E MANCANZA DI OSSIGENO”

NELLA FOTO: Un membro dello staff di un Centro di Speranza in Siria

Come se la devastazione della guerra non bastasse. Dopo 9 anni di guerra civile, è arrivato anche il covid-19 in Siria. E a un anno dall’inizio della pandemia, è ancora lì: ma la verità non viene raccontata.

Abbiamo chiesto informazioni alla rete di chiese siriane che conosciamo: in molti hanno visto parenti o amici morire di Covid. Altri stanno lottando per la loro vita. Eppure, secondo le cifre ufficiali del governo, la Siria non è stata colpita così duramente dal virus, con 1572 (a fine aprile 2021) vittime.

La realtà è che il covid ha colpito duramente il paese, aumentando la vulnerabilità delle persone e in particolare dei cristiani.

A causa della povertà e distruzione, molti perdono la loro battaglia contro il covid. Le famiglie, le chiese e gli ospedali si sentono spesso impotenti a causa del bisogno schiacciante e delle risorse limitate.

Il padre di Nancy è morto di covid. La 27enne di Latakia racconta: “Il medico gli ha dato delle medicine e ha detto che sarebbe migliorato. Una notte si è svegliato di soprassalto, senza riuscire a respirare. Lo abbiamo portato in ospedale, ma non c’era posto per lui perché era pieno di pazienti affetti da covid. Non ce l’ha fatta”. La storia del padre di Nancy è quella di molti. Non solo mancano i posti letto, ma manca anche l’ossigeno, esattamente come in India.

Samer ha iniziato ad accusare problemi di respirazione proprio il giorno del funerale della madre, morta di Covid. Nella zona dove vive, in ospedale non c’era posto per lui e cosa terribile, c’era scarsità di ossigeno, esattamente mentre lui iniziava a respirare male. È stata la sua chiesa ad intervenire in tempo, grazie all’aiuto di Porte Aperte: “Mi hanno fornito delle bombole di ossigeno. Ho dovuto stare sotto ossigeno per cinque giorni. Sarei morto senza. Hanno pregato per me e mi hanno aiutato con le spese per le medicine. Io e la mia famiglia abbiamo fatto la cena del Signore ogni giorno e la considero la medicina che mi ha guarito”

Altro tema difficile è il reperimento delle normali medicine per combattere i sintomi più comuni del Covid. Dopo 17 giorni di malattia, il padre di Shant (30) di Qamishli, aveva perso 20 kg di peso. “È stato un incubo per la nostra famiglia. Era così energico e attivo, è lui il responsabile della casa; inoltre lavora con la Chiesa dell’Alleanza nel soccorso di chi ha più bisogno. Ci siamo presi cura di lui a casa fino a quando, per la grazia di Dio e la preghiera dei nostri fratelli in chiesa, è migliorato. La chiesa chiamava costantemente e controllava le sue condizioni, pregando per lui. Ci hanno aiutato con le medicine, erano molto difficili da trovare”.

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