SIRIA: VIOLENZE, PAURA E PRESSIONI SEGNANO LA VITA DEI CRISTIANI DOPO LA CADUTA DEL REGIME ASSAD

SIRIA: VIOLENZE, PAURA E PRESSIONI SEGNANO LA VITA DEI CRISTIANI DOPO LA CADUTA DEL REGIME ASSAD

NELLA FOTO: Caffetteria danneggiata dalla folla ad Al-Suqaylabiyah

Dopo quasi 54 anni di dominio della famiglia Assad — prima con Hafez al-Assad e poi con il figlio Bashar — la Siria attraversa una fase di profondo cambiamento, tensioni sociali e incertezze, in particolare per le minoranze religiose. Tra queste, la comunità cristiana continua a vivere in una condizione di crescente vulnerabilità.

Juliette*, cristiana residente ad Aleppo, descrive questi ultimi diciotto mesi come un periodo segnato da paura costante e senso di precarietà: “Viviamo come su una bomba a orologeria. Non sappiamo quando esploderà”.

Il conflitto ha lasciato profondi segni materiali, e oggi la preoccupazione si concentra sempre più sulla sicurezza quotidiana e sulla tutela della propria identità.

La fragilità di questa fase è emersa con forza alla fine di marzo 2026, alla vigilia della Pasqua, nella città di Al-Suqaylabiyah, a maggioranza cristiana. Una lite tra giovani davanti a un locale si è rapidamente trasformata in un attacco organizzato contro l’intera comunità.

Nel giro di poche ore, più di cento uomini su motociclette hanno fatto irruzione nella città, gridando insulti contro i cristiani e distruggendo sistematicamente negozi, auto e abitazioni.

“Pensavo di trovare pochi ragazzi arrabbiati, invece erano centinaia”, ha raccontato Dimitry, un leader cristiano locale.

Il bilancio è stato pesante: oltre cento segnalazioni di vandalismo, sei locali distrutti, una casa incendiata e numerosi esercizi commerciali danneggiati. Ma, secondo i testimoni, il danno più grave è stato psicologico: la popolazione vive oggi in uno stato di paura paralizzante.

Tra le storie emerse dopo l’attacco, colpisce quella di Molham, un ingegnere che aveva investito tutti i suoi risparmi in una piccola caffetteria a gestione familiare proprio ad Al-Suqaylabiyah. Anche il suo locale è stato devastato durante l’assalto. “Non è stata una semplice rissa, ma un attacco sistematico alla nostra esistenza”, ha dichiarato.

Nonostante tutto, in un gesto di fede e resilienza, ha scelto di decorare i fori dei proiettili nel suo locale, trasformando i segni della violenza in un messaggio di speranza.

Oltre alla violenza, il contesto economico contribuisce ad aggravare la situazione. L’instabilità della regione ha causato un aumento vertiginoso dei prezzi, mentre le attività commerciali faticano a sopravvivere.

Ad Al-Suqaylabiyah, molti giovani hanno smesso di frequentare locali e luoghi pubblici, preferendo restare a casa per paura.

Le pressioni si manifestano infatti anche sulle scelte di vita quotidiana. Un giovane cristiano ha raccontato di aver abbandonato il proprio tirocinio dopo essere stato sottoposto a continue pressioni per convertirsi: “Ogni giorno mi parlavano di religione e mi minacciavano se mangiavo durante il digiuno”. Episodi simili si verificano anche nelle scuole pubbliche, dove studenti cristiani riferiscono di essere rimproverati o limitati durante il Ramadan.

“Non è più solo una crisi — spiega Juliette —. Non si tratta soltanto di sopravvivere, ma di difendere chi siamo, ogni giorno, sul lavoro, a scuola e nelle strade”. Anche i bambini ne risentono: aumentano i casi di bullismo legati all’appartenenza religiosa, con conseguenze profonde sul loro benessere emotivo.

Nonostante le difficoltà, le chiese continuano a rappresentare un punto di riferimento importante. “Più persone cercano rifugio spirituale. QUI TROVANO LA PACE CHE IL MONDO ESTERNO NON RIESCE PIÙ A DARE”, ci racconta Dimitry.

In questo contesto di insicurezza e cambiamento, i cristiani siriani chiedono preghiere e sostegno, nella speranza di un futuro in cui possano vivere senza paura e sentirsi pienamente parte del proprio Paese.

*pseudonimo.


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