“ECCO CIÒ CHE I CIELI HANNO DICHIARATO A UN GIOVANE ASTRONOMO …”

“ECCO CIÒ CHE I CIELI HANNO DICHIARATO A UN GIOVANE ASTRONOMO …”

Immagine: Ilan Godfrey

(Parte 4 -8)

Come ho imparato che lo stesso Dio che conta le stelle mi conosce e mi ama personalmente.

 

Sono cresciuto come un ragazzo ebreo in una città mineraria sudafricana conosciuta come Krugersdorp.

Ricordo che sedevo nella shul (sinagoga), affascinato mentre il nostro dotto rabbino spiegava come Dio fosse un Dio personale: parlava a Mosè, ad Abramo, Isacco e Giacobbe e a molti altri. Crescendo, ho riflettuto spesso su come rapportarmi a tutto questo.

Quando sono entrato all’Università di Witwatersrand, a Johannesburg, ero profondamente preoccupato di non avere la certezza che Dio fosse davvero un Dio personale.


Ero sicuro che fosse un Dio storico che aveva liberato il nostro popolo dalle mani del Faraone. Ma sembrava così lontano dai particolari della mia vita a Krugersdorp. Dov’erano la personalità e la vitalità di un Dio che poteva davvero parlarmi?

Mancava qualcuno

Studiavo per laurearmi in matematica applicata e informatica.

Nel corso dei miei studi, sono diventato amico di Lewis Hurst, allora professore di psichiatria e genetica.

Aveva un grande interesse per l’astronomia e discutevamo, spesso per ore, della complessità del cosmo quando ci incontravamo. Ogni volta, mi divertivo a spiegare le caratteristiche di base dell’astronomia, come i buchi neri e i quasar.

Intellettualmente, furono anni di grande soddisfazione. Nel corso del tempo, sono rimasto affascinato dall’eleganza della formulazione matematica della relatività generale e all’età di 19 anni ho presentato il mio primo documento di ricerca su questo tema alla Royal Astronomical Society di Londra.

Quando è stato pubblicato un anno dopo, ho iniziato a ricevere richieste da osservatori e università per ristampe o copie stampate (nell’erronea convinzione che fossi già un accademico senior!).

Ma spiritualmente, quel periodo fu piuttosto arido. Ricordo di aver partecipato a una riunione della Royal Astronomical Society onorato, in quell’ occasione, dalla presenza di Stephen Hawking. Lì l’atmosfera era intellettualmente stimolante, ma dentro di me potevo dire che mancava qualcosa, o qualcuno.

Ad essere brutalmente onesto, non conoscevo Dio .


Tornato in Sud Africa, la mia amicizia con il professor Hurst è cresciuta e ho iniziato a condividere con lui i miei pensieri e sentimenti sul cosmo.

“L’universo è così bello”, affermavo, “sia visivamente che matematicamente”.

L’idea che l’universo fosse progettato da un Maestro Artista continuava a risuonare in me, ma ho faticato a trovare prove che questo artista avesse interesse a conoscermi personalmente.

“Ciò che mi preoccupa, profondamente”, dissi al professor Hurst, “è che l’universo è così grande, così immenso. La realtà fisica è la somma totale della nostra esistenza?” Questa era una domanda sulla quale riflettevo spesso da giovane studente universitario.

Gli condivisi ulteriori dubbi: “Siamo”, come disse Shakespeare in Macbeth, “solo un’ombra fugace che appare e poi scompare? Qual è la nostra ragione di vita? Qual è lo scopo della vita? È possibile avere un incontro personale con il creatore del cosmo?


 

Hurst ascoltò attentamente. “C’è una risposta a tutte le domande che stai facendo”, mi rispose il professore. “So bene che provieni da una famiglia ebrea ortodossa, ma saresti disposto a incontrare un mio caro amico, il reverendo John Spyker?” mi chiese con tono serio.

I miei genitori ebrei mi avevano insegnato a cercare risposte ovunque si potessero trovare, così acconsentii a incontrare questo ministro cristiano.

Spyker aveva una voce che attirava l’attenzione; parlava con autorità.

Prendendo la Bibbia tra le mani, si rivolse al Nuovo Testamento, in particolare alla lettera di Paolo ai Romani. In Romani 9:33, Paolo afferma che Y’shua (Gesù) è una pietra d’inciampo per il popolo ebraico, ma che coloro che scelgono liberamente di credere in lui non si vergogneranno mai.

(Ho sempre apprezzato come appare il messaggio racchiuso in questo versetto: “Attento! Ho messo una pietra enorme sulla strada per il Monte Sion, una pietra che non puoi aggirare. Ma la pietra sono Io!)

I commenti sono chiusi.
Se sei interessato ad un articolo controlla che non ci sia il PDF a fine pagina, se no contattaci. Lo Staff Grazie