“IL MIO VIAGGIO DA CASTRO A CRISTO”

“IL MIO VIAGGIO DA CASTRO A CRISTO”

Carlos Ferrer 21 ottobre 2019

Dopo essere fuggito da Cuba, la mia famiglia viveva di stenti. Una chiesa californiana ci ha dato una nuova prospettiva di vita.

Carlos Ferrer 21 ottobre 2019

Dal primo momento che ho coscienza di me stesso, ho avuto un intenso desiderio di pace.

Sono nato all’Avana, Cuba, nei primi anni ’50 ed ero consapevole fin dalla tenera età che il nostro paese era in costante stato di violenza.

Di notte, era normale per la nostra famiglia sentire spari e bombe esplodere in lontananza. Erano i primi anni della Rivoluzione cubana di Fidel Castro.

Alla fine degli anni ’50, la guerra si stava avvicinando sempre più al nostro quartiere.

L’8 gennaio 1959, Castro marciava per le strade dell’Avana e pensavo che la pace fosse stata finalmente raggiunta.

Non passò molto tempo, tuttavia, prima che i comuni cubani iniziassero a comprendere la vera natura del nuovo regime comunista. Il governo ha iniziato a rilevare terreni agricoli e aziende; ciò ha suscitato un movimento con l’intento di rovesciare la politica di Castro.

Nel maggio del 1961, il governo prese il controllo di tutte le scuole private dell’isola, ciò colpì in maniera diretta la mia famiglia che aveva fondato la Pitman Academy e l’aveva gestita per decenni, ma la presa di potere del governo ci ha tolto la gestione e ci ha privati ​​di tutti i nostri beni.

Non vedendo futuro sull’isola, decidemmo di fuggire entro la fine di quell’anno, imbarcandoci su una nave commerciale diretta a Veracruz, in Messico. Siamo partiti nel cuore della notte, portando solo i vestiti che indossavamo.

ATTI DI COMPASSIONE

Mio nonno aveva alcuni cugini lontani che vivevano a Città del Messico. Dopo essere arrivati in Messico, ci ospitarono a casa loro per alcuni mesi. Una volta arrivati ​​mio nonno e le mie altre zie e zii, hanno affittato un appartamento con una camera da letto, dove 15 di noi hanno vissuto per oltre sei mesi. La vita da rifugiati non ha portato nulla di simile alla pace che tanto desideravo.

Nell’aprile del 1962 ricevemmo le green cards per residenti; ciò ci permise di entrare legalmente negli Stati Uniti.

Partimmo per Miami e, sebbene il nostro tenore di vita sembrasse in qualche modo migliorare, eravamo ancora stipati insieme ad altre famiglie.

I miei genitori non guadagnavano molto e il cibo che ci forniva il governo era l’unica cosa che ci tenesse in vita.

Poi, la svolta: una chiesa battista in California ha risposto positivamente alla domanda di mio padre di trasferirsi da Miami (Era stato inserito in un programma per il reinsediamento dei rifugiati battisti).

Questa chiesa ha sponsorizzato la nostra famiglia in modo che potessimo iniziare una nuova vita a Santa Barbara.

Credenti generosi hanno trovato un lavoro per mio padre, ci hanno pagato l’affitto di una casa per sei mesi e ci hanno fornito i generi di prima necessità, compresi vestiti per me e mia sorella Lily.

Non potevo fare a meno di chiedermi cosa stesse motivando questi atti di compassione. Perché queste persone ci mostrano tanto amore e generosità quando noi per loro siamo degli estranei? Me lo sono chiesto per anni.

Nell’estate del 1965, la società dove lavorava mio padre presentò istanza di fallimento e decise di trasferire la nostra famiglia a San Antonio. Abbiamo ricominciato e aperto un nuovo capitolo delle nostre vite.

Ho deciso di frequentare l’Università del Texas ad Austin. Come studente, stavo affrontando alcune delle più importanti domande della vita, domande sulla carriera, la famiglia e la fede.

Un giorno ho sentito bussare alla porta del mio alloggio. Ho aperto ed erano due studenti, che mi hanno detto che stavano condividendo la loro fede in Dio con gli altri. Mi hanno chiesto se avevo voglia di ascoltarli per qualche minuto. Ho accettato e hanno iniziato a condividere il Vangelo con me. Mi hanno posto una domanda: “Vorresti avere una relazione con Cristo, che vuole portarti la pace interiore e la salvezza eterna?ERA CIÒ CHE ASPETTAVO DA UNA VITA …

Ho subito detto di sì e abbiamo pregato insieme. Poco dopo, ripensai alle persone di quella chiesa battista in California, e una lampadina si accese nel mio cervello.

Perché ci avevano aiutato? Ora aveva perfettamente senso: le loro azioni derivavano dalla loro fede. Poiché Gesù li aveva amati così abbondantemente, volevano condividere quell’amore con gli altri.

Volevano che sperimentassimo l’amore di Gesù attraverso la loro generosità e gentilezza.

Dopo la laurea ed essermi sposato con una ragazza cristiana, ho ottenuto un lavoro in un’importante azienda dove ho iniziato una brillante carriera. Ma nonostante avessi raggiunto un’ottima posizione, mi sono sentivo ancora insoddisfatto.

Nel frattempo, mia moglie lavorava come infermiera pediatrica in oncologia, occupandosi di bambini con il cancro. Vedendo quanto era soddisfatta, ho iniziato a desiderare di più dal mio lavoro.

Sono finito in un piccolo seminario battista del sud, di lingua spagnola a San Antonio, occupandomi della gestione commerciale della scuola.

Guadagnavo solo la metà di quello che guadagnavo nel mondo aziendale, ma non avrei potuto essere più felice. Qualche anno dopo, venni chiamato dal Consiglio missionario della Southern Baptist Convention (ora Consiglio di missione nordamericano), che mi offriva la gestione finanziaria della missione.

Dopo aver accettato il lavoro, ho appreso che il mio nuovo datore di lavoro era stato coinvolto nell’aiutare a reinsediare i rifugiati cubani negli anni ’60. Ho chiesto se, per caso, l’organizzazione avesse lavorato con qualche chiesa in California.

A questo punto erano passati 30 anni da quando la nostra famiglia aveva raggiunto l’America. Ma dopo solo pochi giorni, il capo dell’ufficio di reinsediamento dei rifugiati mi ha chiamato. Aveva in mano una cartella di documenti. Con le lacrime agli occhi, disse: “Carlos, questa è la chiesa che ha sponsorizzato la tua famiglia. Questa è tutta la documentazione del tuo caso”.

Potete immaginare il mio stupore. Che percorso straordinario il Signore aveva preparato per me anni prima di invitarlo nella mia vita.

IL MIO CUORE PER CUBA

Certo, Cuba e la sua gente sono ancora nel mio cuore. Solo pochi parenti vivono ancora lì, ma ho amici sull’isola, compresi molti pastori.

Diversi anni dopo aver iniziato a lavorare nel consiglio missionario, ho avuto l’opportunità di tornare a Cuba con il pastore della mia chiesa, che doveva predicare in diversi luoghi e aveva bisogno di un interprete.

Gli avevo descritto il vecchio quartiere dell’Avana dove abitava la mia famiglia. E a mia insaputa, stava cercando proprio quel quartiere.

Una mattina siamo andati a fare un giro in macchina. Ho iniziato a riconoscere vecchi punti di riferimento ed eccola lì, la mia casa! Bussammo alla porta e venne ad aprire mia zia. Fu stupita di vedere il “piccolo Carlos”, ormai cresciuto, alla sua porta. In poco tempo, organizzammo una riunione di famiglia.

Da quando sono diventato un credente, ho pregato spesso per la mia famiglia a Cuba. Sebbene le chiese domestiche siano fiorenti, molte persone sono ancora perse o bloccate nella confusione spirituale. Non potevo non cogliere questa opportunità senza condividere il Vangelo. Abbiamo trovato un pastore locale disposto a unirsi a noi e insieme abbiamo illustrato ai miei parenti la via della salvezza. È stato un giorno che non dimenticherò mai.

È passato quasi mezzo secolo dalla mia decisione di seguire Gesù, e non ho rimpianti. La mia vita non è stata priva di problemi e delusioni, ma il Suo amore, gentilezza e la Sua compassione hanno accompagnato tutti i miei passi.

Sono eternamente grato per le persone che Dio ha posto nella mia vita le quali mi hanno condotto alla Pace che ho sempre desiderato.

Carlos Ferrer è vicepresidente esecutivo del Consiglio di missione nordamericano della Southern Baptist Convention. Lui e sua moglie, Cindy, hanno due figli adulti, due nuore e quattro nipoti.

Tratto da: christianitytoday.com
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